La Juve è in depressione Legrottaglie: «Che vergogna»

nostro inviato a Torino

Com’è triste Torino. Non solo il cielo. C’è molto grigio, come il suo stare in classifica (vedi pure il Toro). Ieri Juve a porte chiuse, salvo che in campo. Meglio per chi stava a casa. Gli ultras si sono fatti sentire da fuori con qualche botto e un paio di striscioni che lasciano inquadrare il futuro («Cannavaro non lo vogliamo», «Lapo, no presidente»). Dentro lo stadio ad uso di sponsor e cronisti, qualche squittio tifoso (giornalisti compresi) e tanta mediocrità calcistica.
C’è il tanto per andare in depressione. Chapeau a Legrottaglie che, annaspando insieme alla difesa, ha cercato un salvagente. E, alla fine, si è lasciato andare alla autocritica più sconsolata. «Oggi mi sono vergognato di essere un giocatore di calcio. È un finale di stagione a dir poco tragico. Non si può andare avanti così, la colpa non è solo dei difensori ma di tutti». Che fa il paio con l’idea di Cobolli: «Abbiamo perso punti tutti, non solo Ranieri». Banale, ma realistico.
Vero, la Juve sta sprecando tutto, anche i buoni ricordi. In otto partite (compresa la coppa Italia) conta sei pareggi e due sconfitte, in 11 incontri ha incassato 20 gol, media quasi da record. I punti cominciano ad essere meno di quelli dell’anno passato. La partecipazione alla Champions ormai è sicura, il terzo posto no. Ranieri non cambia musica. «Oggi stiamo dando poco, ma con questa squadra abbiamo fatto il massimo: talvolta il 120 per cento».
Ognun vede il bicchiere (mezzo pieno o mezzo vuoto) a modo suo. Ancora una volta la Juve ha dimostrato che c’è da cambiare: non solo l’allenatore. Le bastava vincere la partita per ritagliarsi spicchi di dignità e ottimismo. Invece ha rischiato anche di perderla. I conti dicono due gol e due traverse (Legrottaglie e Amauri) contro due reti subite e tre traverse (Cigarini e due Plasmati) per l’Atalanta.
Ai punti ha vinto la gente di Del Neri. Ma pure nel giocare. Per la Juve non è una novità rimediare la figuraccia nel gioco, ma ora continua a subire reti a raffica. Stavolta la vita si è fatta in salita dopo un minuto e 28 secondi: Cigarini tira da fuori area e Legrottaglie gli regala l’autorete. Ma poi c’era tempo per rimettersi in sesto. Invece più gioca, più la Juve dimostra di essere piccola, piccola.
Poca cosa, salvo i soliti noti: Nedved per tutti, Iaquinta, Buffon, che ha evitato un tracollo all’inizio dei due tempi, in parte Zanetti che ha sfoderato un gol da piede d’oro. Il resto è da mani nei capelli, compresi Amauri e Del Piero che si è fatto parare l’ultima palla per vincere. Poulsen ha dimostrato, se ce ne fosse bisogno, che se la Juve avesse acquistato Cigarini, uno che tira e gioca con ritmo, avrebbe fatto un affare doppio: speso meno e ottenuto di più. La difesa è andata allo sbando, il centrocampo si è rammollito, la squadra non ha tenuto i due gol del vantaggio ed, anzi, ha rischiato di farsi rosolare dalle traverse. Che Juve è mai questa? Nel giorno in cui l’Inter festeggia, dimostra che non poteva essere un’avversaria credibile. E Ranieri continua a parlare come se il suo futuro fosse ancora alla Juve. «Il terzo posto sarebbe deludente, figuriamoci il quarto. E saremmo costretti a vacanze molto corte». Come dire: lo spettacolo non si ferma. E forse nemmeno Ranieri.