Tra Juve e Deschamps si è già aperta la crisi

Alessandro Parini

da Torino

Il problema è il «come». Ovvero: il modo in cui la Juve è arrivata ad accettare la retrocessione in serie B. Nel peggiore possibile, sostengono gli accusatori di Cobolli Gigli e di tutti i componenti del Consiglio di Amministrazione della Juventus. Il bello, o meglio il brutto e il paradossale di questa storia, è che tra i principali accusatori c'è anche Didier Deschamps, che di professione fa l'allenatore della Juventus stessa e che in nemmeno due mesi di bianconero ha perso parte del sorriso con cui si era presentato il giorno del raduno di Acqui Terme: «Non capisco la decisione del CdA», ha sussurrato alla fine del Trofeo Tim, senza nascondere un certo fastidio. Il giorno prima si era detto fiducioso che qualcosa di positivo potesse davvero accadere sul piano giuridico, ammettendo di credere ancora alla serie A: «Dormo sereno lo stesso, ma ho buone speranze». Come non detto: meglio ripassare tra un anno, quando magari la Juve avrà riconquistato la massima serie sul campo e non ci sarà bisogno di avvocati, ricorsi, tribunali ordinari e quant'altro. E comunque l'esternazione del tecnico di Bayonne non è passata inosservata, nel senso che non è proprio piaciuta: d'accordo, come sussurrano alcuni, che Deschamps non era del tutto a conoscenza di quanto accaduto nelle segrete stanze (non solo) del CdA, ma un po' più di cautela sarebbe stata apprezzata. Infatti ieri l'allenatore bianconero, cui si dice che nelle settimane scorse sia stato anche ritoccato l'ingaggio, è stato chiamato a rapporto dall'amministratore delegato Jean-Claude Blanc per un chiarimento al termine del quale il cielo sarebbe tornato sereno. Deschamps è comunque personaggio da prendere con le molle: l'anno scorso, più o meno di questi tempi, si dimise da allenatore del Monaco dopo un inizio stagione difficile e contrasti con la dirigenza che lo avevano portato a lamentarsi per la mancanza di risorse finanziarie del club, da lui definito «una squadra di seconda categoria». A Torino non si spingerà a tanto, ma la luna di miele potrebbe essere già finita.
Poi ci sono i tifosi, che contestano il modo in cui si è arrivati all'epilogo dell'arbitrato. Contestano tutto il contestabile, la società per prima. Incapace di una strategia difensiva degna di tal nome, zigzagante un po' qua e un po' là, ora chiedendo «la serie B con penalizzazione congrua», ora la serie A «perché ci spetta di diritto, dopo gli sconti fatti a Milan, Lazio e Fiorentina», infine accettando di ritirare il ricorso al Tar «per il bene nostro e non soltanto». La gente non ha capito e non capisce, invade i forum su internet e teme scenari tragici, la vendita della società e chissà cos'altro. E se Deschamps ha storto il naso per primo e Del Piero, alla fine del Trofeo Tim, ha ammesso che avrebbe preferito «dormirci su» senza poi aggiornare nemmeno il proprio sito internet, le perplessità del tifoso sono tante, appunto navigando tra i siti che discutono di Juve si possono ritrovare accuse, attacchi feroci, insulti alla dirigenza bianconera, indicata dai tifosi più esasperati come quella che sta depauperando la squadra, con il solo pensiero di portare a casa un monte di denari. E gli attacchi sono rivolti a tutti, da Luca Cordero di Montezemolo ai due Elkann al presidente Cobolli Gigli, all’amministratore delegato Blanc, insomma la nuova Juventus non piace ai vecchi bianconeri, all’ala dura, a quella che era disposta alla guerra fino all’ultimo proiettile, purché sparato dagli altri.
In compenso ieri all'ora di pranzo, davanti alla sede, nessun segnale di contestazione, nessuno striscione e zero scritte: l'indifferenza più totale. Peggio di così, forse, non si può. O forse è meglio sperare che così sia.