Juve a forza 4 sul Milan: L'Inter non si ferma più

La squadra di Ranieri è straripante e resta a meno 6 dalla vetta. Le assenze di Kakà e Gattuso pesano. E Ancelotti è senza rimedi. I nerazzurri non si fermano: <strong><a href="/a.pic1?ID=314467" target="_blank">4-2 al Chievo, decide Ibrahimovic
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Torino - Resiste solo la Juve nella scia del ciclone Inter. Resiste solo la Juve, senza se e senza ma, mentre il Milan precipita a meno 9 dalla vetta vittima di un tonfo che ha tante spiegazioni. Le prime, semplici semplici, tengono conto delle assenze (Gattuso, Flamini e Kakà) ma sono dilatate dalla forma precaria di alcuni vecchi guerrieri (Emerson, Ambrosini) e dalla performance negativa di altri (Jankulovski, Kaladze) che mettono a repentaglio non tanto il presente, quanto il futuro dell'ex armata berlusconiana ormai ridotta in pezzi. Si rivede Pirlo ai livelli dignitosi, conferma solenne che a Palermo lo mandarono allo sbaraglio. È il primo anno in cui, in casa Milan, all'identità datata di alcuni si sommano le imperfezioni di condizione. Anche Milan Lab, quindi, finisce sotto processo. Resiste solo la Juve scaldando il cuore dei suoi: è la prima sfida con una grande incassata e come si capisce contribuisce a irrobustire le speranze e le attese del popolo bianconero che può fare a meno di Buffon e Trezeguet, che valgono Gattuso e Kakà, e nell'occasione anche di Nedved, rimpiazzato dal fulmine di guerra De Ceglie.

Con le bende e i cerotti, non si va da nessuna parte. Specie poi se il Milan incontra sulla sua strada una Juve cinica e spietata, capace di raccogliere dalle imboscate della prima frazione altrettanti gol. Le lame di Del Piero ed Amauri, di Marchionni, s'infilano nel burro di Maldini e Kaladze con una inquietante facilità una, due, tre volte. Kakà e Flamini si arrendono prima del tempo e la scelta, obbligata, di Ancelotti prevede oltre a Seedorf il ricorso a Emerson che impiega 20 minuti per tradire, nonostante l'erba umida per il nubifragio e le cadenze non serrate, tutti i limiti e le inadempienze della sua condizione. Quando il vecchio puma, senza più artigli e ammonito, cede il passo a Shevchenko nella ripresa, il conto è già nettamente in rosso. Con lui balbetta Ambrosini, assalito da acciacchi vari già ai primi rintocchi. A Ranieri poi gira per il verso giusto anche l'infortunio denunciato da Nedved dopo 18 minuti: il suo sostituto, De Ceglie, ha gamba e vivacità tali da moltiplicare l'affanno di Emerson e mettere la firma sul cross del 3 a 1 siglato da Amauri prima dell'intervallo.

A completare il disastro provvedono poi i difetti strutturali e le prove disarmanti della difesa: nei duelli uno contro uno escono a pezzi prima Jankulovski, poi Maldini e ancora Kaladze in clamoroso ritardo su ogni duello aereo e in particolare su quello che chiude il primo tempo. A cose fatte, la moviola dimostra che sul rigore d'apertura (Jankulovski uncina Del Piero), il capitano juventino parte da posizione di fuorigioco: trattasi di dettaglio sfuggito ai più e perciò ininfluente ai fini del giudizio collettivo. Il Milan si ritaglia 15-20 minuti dignitosi lungo i quali sfiora l'immediato pari (Ambrosini, di testa, solo davanti a Manninger), poi l'acciuffa con una manovra articolata tra Kaladze, Ronaldinho e Pato che fa da sponda al cioccolatino del brasiliano. Il cedimento della trincea rossonera su calcio d'angolo (2 a 1) è un inno all'imperizia e all'impreparazione: Chiellini beffa tutti ritagliandosi uno spazio isolato alle soglie dell'area da cui colpire di testa senza trovare oppositori.

L'arrivo di Shevchenko (terza punta, il fantasma del vecchio, caro Sheva pre-Chelsea) a inizio di ripresa tappa un buco (Seedorf arretra a mediano al posto di Emerson) ma segnala altre fragilità nello schieramento assalito da troppi scadimenti di condizione per non pagare dazio in modo doloroso. Specie quando scatta il serramanico del contropiede juventino incarnato da De Ceglie che costringe, a metà ripresa, Zambrotta all'ennesimo fallo e perciò al secondo giallo (Rizzoli è un distributore imparziale) che vale l'espulsione. A quel punto, in dieci contro undici, il Milan, risalita appena la corrente con Ambrosini (tiro dal limite deviato da Chiellini per il 2 a 3) si consegna all'inevitabile castigo della Juve rappresentato dall'unghiata del 4 a 2 di Amauri (il disastroso Kaladze sempre in palese ritardo nella chiusura) e dal palo schiantato da Del Piero o dall'errore finale di Iaquinta.