La Juve ha già perso lo sprint. Tutto da rifare

Quagliarella e Di Natale fanno vincere l'Udinese e salvano Marino. Per i torinesi, in gol soltanto su rigore, neanche un tiro in porta

Udine - Juve senza sprint, questa non è la Juve da sprint scudetto. Sconfitta secca a Udine, contro una squadra che ha lasciato buoni ricordi a troppi avversari per non pensare che il campionato abbia lanciato l’ultimo, deciso, segnale sulla sua consistenza nella corsa allo scudetto. Juve senza qualità e stavolta senza nemmeno la tignosa voglia di non concedere niente. Non c’era sulle gambe. Ha concesso tutto e troppo. Mancava Del Piero, si è vista la scarna consistenza di Giovinco. Ma la squadra praticamente non ha mai tirato in porta. Impossibile vincere in quel modo. È tornato Trezeguet, ma forse troppo tardi.

La Juve è entrata in campo con una marcia in meno e l’Udinese con il motore tirato a lucido, neppur fosse la squadra che ha racimolato solo tre punti nelle ultime undici partite. Ma, direte voi, la gente di Pasquale Marino è riuscita anche a realizzare miracoli al contrario (il 3-0 alla Lazio finì in un 3-3), dunque meglio non farsi influenzare. Piuttosto meglio preoccuparsi della smunta faccia juventina. Del Piero a casa e Giovinco in campo e la Juve ha giocato con un uomo in meno. Chiaro un problema: l’Udinese per trequarti d’ora è quasi sempre arrivata per prima sul pallone. In questo caso parla la condizione fisica. Di Natale ha giocato come un brasiliano davanti all’imbarazzato Grygera e seminato Marchionni, uno che ha corso più di tutti i suoi compagni ma poi ha lasciato il posto a Iaquinta (mah!).

Il centrocampo juventino ha vissuto preoccupanti momenti di svenimento. D’Agostino ha tirato fuori la bacchetta. Buffon ha salvato un paio di situazioni ad alto rischio, ma è stato il primo a combinare il pasticciaccio che ha condotto gli avversari al gol: rinvio da piedi a banana, l’Udinese ha sgraffignato la palla a centrocampo, Di Natale ha ballato sulla fascia e Quagliarella si è giocato l’imbambolato Mellberg, e tutta la difesa, con un raffinato tiro di sponda. Brutto affare per una squadra che ha spesso rischiato di subire il secondo gol più che segnare il pari. Eppoi con chi? Amauri imbavagliato, Giovinco al limite del patetico. Iaquinta è entrato e ci ha provato con un colpo di testa.

Quella di ieri sera è stata una Juve davvero di bassa lega calcistica, sconnessa nei reparti, incapace di frenare la velocità avversaria. E i conti non sono tornati. Incapace di tirare in porta, se non grazie al rigore causato da Pasquale (fallo su Grygera) e calciato da Iaquinta. Affannata nell’inseguire i siluri dell’attacco udinese, nonostante nella ripresa tutti abbiano abbassato il ritmo. Ed, infatti, la Juve ha dato qualche segnale di miglior assestamento sul campo, ma non abbastanza per non vedersi flagellata, proprio sul più bello, dall’ennesima giocata di Di Natale, dall’ennesimo disastro dei difensori di fascia. Poi l’attaccante ha messo del suo, con una conclusione che valeva il prezzo del biglietto e della sconfitta bianconera.

Il ritorno in campo di Trezeguet, dopo quattro mesi di assenza (ultima presenza a metà settembre), è stata l’unica buona notizia per la Juve. Trezegol ha toccato qualche pallone. Forse già in ritardo sui piani scudetto.