Juve, Napoli, Genoa Scatta la serie B più nobile di sempre

La Signora favoritissima per risalire anche se penalizzata: basta un 6° posto per i playoff. Con Verona e Bologna in campo 46 scudetti.

Claudio De Carli

Si gioca al sabato come in Inghilterra, ma non fate la battuta davanti a un sindaco a caso di una delle città che popolano la B. Fra le altre cose belle che si possono segnalare c’è che anche per Spezia, Frosinone e Albino-Leffe sarà un campionato di sofferenza come da pronostico ma con un incasso che varrà l’intera precedente stagione: lo scontro casalingo con la Juventus. La Signora non cambia, parte sempre da favorita, e non è una battuta. Siamo tutti pronti a sentire che quell’incontro vale il campionato e forse più ancora di una promozione risicata all’ultima giornata. Questa B a 22 squadre sarebbe scontata se non ci fossero di mezzo i punti di penalizzazione della Signora, perché quando si parte con Buffon, Del Piero, Camoranesi, Nedved e Trezeguet, non si parte alla pari con gli altri. Con la sesta posizione in classifica la Juventus aggancia i play off, particolare da non sottovalutare, poi negli scontri diretti l’idea che assale d’acchito è che non ci sarà storia, oppure conterà la Storia. Per arrivare ai play off servono una sessantina di punti, almeno questo dicono le cifre dei due ultimi campionati di B. Molti sono convinti che la Juve abbia fatto una serena operazione finanziaria, liberandosi di contratti onerosi, calciatori poco adatti alla categoria e qualche trentenne. Dopo il secondo grado di giudizio sono 17 i punti di penalizzazione, significa che ne occorrono 80 in 42 partite, 1,9 punti a gara di media, impresa non semplicissima ma onestamente alla portata.
Le altre sono Napoli, Genoa, Verona e Bologna, 46 scudetti finiti in B compresi i 27 della Juve contro i 47 della A, almeno stando a campagna acquisti e appunto blasone. Il gruppone che segue non è da sottovalutare, ci sono Cesena, Brescia, Triestina, Rimini, Spezia, Bari e il Lecce di Zeman, mica male, il 25 novembre a Torino, ritorno il 14 aprile 2007 a Via del Mare, quando alla fine mancheranno nove giornate. Il boemo si chiederà se tutto questo, alla fine, è stato un trionfo.
A Napoli c’è la folle euforia dei tempi di Diego, anche se ora il capopopolo si chiama Emanuele Calaiò, moglie napoletana, uno del gruppo degli under 24 più il bomber Bucchi che annunciano di aprire un ciclo e durare più del Pibe. Arrivano dalla C1, sono ancora un treno in corsa come lo è stato il Mantova della scorsa stagione che ha dominato a lungo il campionato prima di perdersi con il Torino proprio ai play off. Il Genoa sembra messo meglio, ha speso più di tutte, circa tredici milioni e mezzo di euro, ha comprato in Italia e all’estero e ha sempre lì un certo Adailton alla ricerca di se stesso dopo essere arrivato in Italia sull’onda delle nove reti segnate in una sola partita al mondiale under 19, ma diventato nel tempo un calciatore da seconda schiera nonostante i numeri del suo repertorio. Altro tipo da tenere monitorato è il francesino Meghni, genio del Bologna del richiamato Ulivieri, un talento che ha fatto vedere cosa potrebbe fare senza mai saperlo fare. Campionato per vecchie glorie e per giovani di belle speranze, Abate, esterno di destra e scuola Milan nel Modena ha 19 anni, nel Cesena difende Turci 36 anni, ancora altri due di contratto, nell’Arezzo esordio di Antonio Conte, dall’altra parte Ulivieri filosofo di sinistra prestato al calcio e il Vicenza che torna Lanerossi, non esattamente nel nome ma nel mito. Era un marchio che lampeggiava sulla maglietta a strisce rosse e bianche di Paolo Rossi capocannoniere e di Roby Baggio, e rappresentava la Marzotto entrata nel calcio nel lontano 1953 con quella R che da sola negli anni fece più tifosi che per uno scudetto vinto. Era stata scucita 17 anni fa quando il club fu preso da Delle Carbonare, oggi ritorna sulle maglie del Vicenza in B, assieme alla Vecchia Signora e al Napoli che non si ferma più anche senza Diego.