Juve, un orgoglio Real Viola distrutti dal Bayern

Ranieri salvato dalla sue stelle: bianconeri in testa al gruppo H. <strong><a href="/a.pic1?ID=300154" target="_blank">A Monaco Gilardino resta a secco</a></strong>, gli uomini di Klinsmann condannano Prandelli e i suoi (3-0)

Torino - Del Piero santo subito. La Juve è ancora viva. Non è un miracolo, ma stavolta una delle sette meraviglie del pallone: la Juve tremula e disastrata del campionato ora guida il girone di Champions con punteggio che la mette quasi certamente al riparo da sorprese. Torino solita città amara per il Real, che qui ha perso le ultime due volte. Ancora il piede del capitano bianconero a far le gerarchie nelle storie degli incontri delle due squadre. E Amauri ha concluso l’opera. Vittoria meritata, Juve di cuore e di qualità nei momenti che contano. Real con quello sfavillare di campioni e grandi giocatori, ma sempre con i soliti vizietti che si riassumono nell’avventuroso gioco difensivo. La Juve sapeva, ha studiato e sfruttato tutto. Senza neppur l’aiuto di una buona stella. Sono bastate le sue stelle. Cannavaro è stato mandato a raccogliere la spazzatura: l’invito più cortese della sua serata. Il resto è stato un corale e instancabile «vaffa...» con fischi e variazioni del caso. Trovato il nemico (scontato) numero uno, la Juve ha ritrovato il suo angelo custode (quasi scontato) numero uno, anzi numero dieci: quel gol, arrivato dopo cinque minuti di gioco, è stato una perla di bravura calcistica, un «babbà» gli avrebbero detto a Napoli dove, invece, gli hanno offerto solo cicuta. Meravigliosa l’azione, per tempestività e precisione: Marchisio- Amauri-Del Piero, tutto in verticale, ogni tocco una pietra a costruire il castello. I centrali del Real (Cannavaro e Pepe) ancora in pennichella. Straordinaria, poi, la conclusione di Del Piero che ha immediatamente intuito tutti i vuoti d’area ed ha calibrato il pallone come avesse il radar. Trentanovesima rete in Champions, terza al Real Madrid che evidentemente ispira il piede suo. Ispirazione che non gli è mancata più, secondo buona razza calcistica di chi sente le sfide che contano.

Ma tutta la Juve è partita con il piede giusto, dopo il doveroso minuto di silenzio per i suoi morti. Platini e Deschamps in tribuna, tutti gli abili e arruolati sul campo, anche Legrottaglie che però ha resistito un tempo, e Marchionni che non è più il guizzante ballerino di un tempo. Juve che si è affidata alla banda dei piedi buoni. Tanto per intenderci: Nedved, Amauri, Del Piero ai quali Chiellini ha aggiunto la solita sostanza difensiva. Tanto passa il convento. E a centrocampo, per esempio, faceva contrasto il bel giocare di Gago, fotocopia di un Redondo giovane, il guizzare di Van der Vaart (Ranieri si sarà finalmente pentito?) che ha creato almeno due-tre ccasioni da far venire i brividi, a fronte del monotematismo di Sissoko (strappa la palla e non sa cosa fare) e Marchisio leggerino e impreciso. Ma proprio il centrocampista italiano ha dimostrato che la Juve avrebbe bisogno di una benedizione a Lourdes: 37 minuti di gioco eppoi scontro con Sissoko e infermeria. Risultato? Distorsione alla caviglia sinistra. Adesso la Juve non ha più una coppia di centrocampisti centrali, tanto che ieri sera si è dovuto adattare Nedved.

Ma, evidentemente, doveva essere sera di grazia. Real impreciso e poco pericoloso per un tempo. Juve con tutte le sue pecche, ma grande decisione e volontà. Squadra che ha giocato con l’idea di esser squadra in ogni momento. Amauri ha sbagliato qualche conclusione, il Real ha bofonchiato gioco d’attacco per 45 minuti e qualche attimo della ripresa. Cioè finchè Nedved non ha sganciato un pallone d’oro per la testa di Amauri che, in collaborazione con il piede di Heinze, ha creato il raddoppio per la Juve. È stato il tipico dalle stalle alle stelle di questo periodo. E per il Real il gelido brivido che l’ha richiamato ai doveri suoi. Da quel momento, Manninger ha visto arrivare bolidi in area, scagliati prevalentemente dal piede prepotente di Sneijder: qualcuno fuori, qualcuno deviato dal portiere, uno sul palo. Finchè non è entrato in scena sua divinità, Ruud Van Nistelrooy che, dopo aver sgomitato tanto nell’anonimato, ha pescato il più bel cross di Robben, ala devastante che, appena entrato, ha tradotto in oro il suo giocare: Chiellini e Molinaro hanno dormito e la zuccata è stata una condanna. Il resto della partita tra brividi e speranze. Spettacolare nella sua emotività. E hanno vinto le speranze. Juventine.