Juve, ormai è crisi nera E' caccia alle streghe

Ranieri indesiderato non si dimette. Anche i dirigenti finiscono sotto processo. Del Piero senza benzina. Nedved si salva, ma è a fine corsa. E Buffon può andarsene. Spalletti costa troppo, non resta che Ferrara

Domenico Latagliata

Torino - Una Juve così nel caos non si è mai vista. Nemmeno ai tempi di Maifredi. Eppure, dopo i risultati tutto sommato all'altezza degli ultimi mesi e le speranze legate al nuovo stadio, la società è sprofondata. Il pranzo tra Blanc e Lippi per cominciare la discesa, l'aggancio al quasi 36enne Cannavaro come ulteriore goccia che ha fatto innervosire la piazza, poi il ko in coppa Italia contro la Lazio e le 13 reti subite in 7 partite: non funziona più nulla, alla Juve. Che oggi si ritroverà a Vinovo e che, contrariamente alla voci diffusesi ieri, non andrà in ritiro.

DIRIGENZA Ha sbagliato quasi tutti gli acquisti: da Andrade ad Almiron, da Tiago a Poulsen. Milioni buttati dalla finestra: mal contati, più di 40 per i cartellini. Manca in società un uomo di calcio con la giusta esperienza: Secco è stato catapultato in un ruolo troppo grande, Blanc conosce il mondo delle sponsorizzazioni ma non quello del pallone, Cobolli Gigli è presidente di facciata e basta. Eppure, nonostante tutto, Secco si è visto rinnovare il contratto a tempo indeterminato, Blanc è stato elogiato da Elkann e Cobolli Gigli è il solo a essere in scadenza il prossimo giugno, come tutto il Cda.

SENATORI La vecchia guardia non ha mai digerito Ranieri: Del Piero aveva firmato una tregua in autunno ottenendo di gestirsi come meglio credeva. Quando però, dopo la sosta natalizia, ha finito la benzina, i nodi sono venuti al pettine: lui ha continuato a giocare, la squadra ha cominciato ad arrancare. Ranieri è rimasto inizialmente succube del suo capitano, revocandogli poi pian piano la fiducia. Quanto agli altri senatori, il solo a non avere fatto i capricci è Nedved, prossimo al ritiro: Camoranesi, al di là della ribellione di domenica («Ci vuole più rispetto, Mauro era nervoso perché stava giocando in un ruolo non suo», ha detto ieri Sergio Fortunato, procuratore del giocatore), aveva già messo il muso più volte. Mentre Trezeguet si è messo ai margini da solo contestando il cambio durante Juve-Chelsea e Buffon, atteso come il Messia dopo la lunga sosta, ha dato poi l'impressione di voler ripensare il suo futuro. In caso di un'offerta conveniente per tutti, questa volta il portiere chiederà di andarsene.

ALLENATORE Ranieri ha le sue colpe, prima tra tutte l'avere avallato due mercati fallimentari. Della gestione di Del Piero e dei rapporti con i "vecchi" si è già detto. Pian piano si sono deteriorati anche quelli con Blanc, "colpevole" del pranzo con Lippi: «Gli equilibri di uno spogliatoio sono delicatissimi - ha spiegato Ranieri - basta un nulla e gli ingranaggi si inceppano». Stilettata che l'amministratore delegato non ha gradito. Adesso ci si è infilati in un vicolo cieco: Ranieri, forte di un contratto in scadenza nel 2010 (un milione abbondante a stagione), non se ne vuole andare mentre la dirigenza vorrebbe che lo facesse. Si prende tempo, con il risultato di perdere tempo. Di sicuro il tecnico romano non siederà sulla panchina bianconera l'anno prossimo, ma ancora non si è deciso chi guiderà la baracca: Conte e Gasperini («Bufale e mozzarelle», ha detto ieri Preziosi: ma l'ipotesi resta in piedi) piacciono ma non convincono fino in fondo al pari di Giampaolo, Ferrara non è ritenuto l'uomo giusto da Blanc ma è il solo che potrebbe tenere il posto caldo a Lippi, Spalletti costa troppo. Ci sarebbe anche Prandelli, nome giusto da spendere anche con la tifoseria: nel caso, alla Fiorentina andrebbe Mazzarri.

SQUADRA Compatibilmente con i soldi a disposizione, che potrebbero aumentare nel caso di cessioni eccellenti, si andrà incontro a una vera rifondazione. Anche per questo servirebbe un allenatore che possa avere mano libera e tagliare i ponti con il passato: se però la società non saprà arricchirsi di uomini e regole, non si capisce perché il nuovo tecnico dovrebbe riuscire dove hanno già fallito Deschamps e Ranieri.