La Juve rinnega il turnover e mette la quinta

Emiliani in gol con Delvecchio, poi non reggono l’impatto con la capolista che potrebbe dilagare

nostro inviato a Parma
Squadra che vince non si cambia, vecchia regola calcistica che non passa mai di moda. Fabio Capello ieri sera se lo è detto tra un tempo e l’altro e quando ha abbandonato la civettuola squadra del turnover, la Juve ha ritrovato la faccia feroce e determinata che la tiene in testa al campionato da 43 partite. Vecchia Juve fa buon risultato. Il Parma ha messo il sale, ma non è bastato per toglier sapore alla Signora: ha battuto la squadra del turnover, ma ha perso contro quell’altra, quella vera. Camoranesi ha rovesciato i sogni di Beretta, Ibrahimovic li ha distrutti. Del Piero ha ritrovato affinità con la panchina. Niente di nuovo, solita Juve brutta nel primo tempo, ma decisa e decisiva nella ripresa.
Davanti a Lorenzo Sanz, che da vent’anni non cambia giro pancia e colore del vestito (ma non sarà sempre lo stesso, si spera per il Parma) la squadra di casa ha provato subito a mostrare la sua bella faccia. E, con l’occhio del «dopo», una mano non gliel’ha data anche Capello, vecchio amico del nuovo padrone del Parma, a suo tempo presidente a Madrid quando in panca stava don Fabio. Infatti la Juve ha presentato il meglio del turn over: dentro Zalayeta a far strana coppia con Trezeguet (di solito i due sono in alternativa), Mutu per Nedved, Giannichedda per Emerson (che poi entrerà ad inizio ripresa), Pessotto per Blasi. Forse un po’ troppo. Sanz avrà apprezzato il gesto, soprattutto dopo aver ricevuto solo i saluti di Bettega in tribuna, e il Parma pure.
Morfeo, con quella sua aria da grillo parlante, ha capito l’aria e si è messo a giocare di buona lena, creando brio in attacco e mettendo la difesa juventina sotto pressione, ben spalleggiato da Corradi e Delvecchio, due corazzieri pronti a fare a spallate con chiunque. La Juve ha faticato a dare logica e pericolosità al suo gioco. Pasquale, per il vero, ha fatto il miglior intervento della vita su Camoranesi, dopo sette minuti. Ma poi il Parma ha preso forma, confidenza, ha mostrato i denti a centrocampo, provando un pressing fastidioso ed oppressivo. Risultato: dopo 13 minuti squadra in vantaggio, sfruttando le poche delizie calcistiche dei suoi attaccanti. Corradi spizzica di testa palla in area e Delvecchio, per una volta, aggiusta la mira e rifila il gol alla Juve ed alla sua difesa tremarella dove Thuram, Cannavaro e Zambrotta si sono trovati nella parte degli allocchi.
Da quel momento è ricominciata la partita della Signora, costretta a districarsi fra nervosismi propri e feroce determinazione del Parma. Simplicio anzi ha sfiorato il secondo gol, mentre il centrocampo bianconero ha faticato a trovare ritmo, passo e intuizioni. E il gol di Camoranesi, una bordata che Lupatelli non ha nemmen visto partire, ha rimesso in sesto la partita più di quanto i bianconeri meritassero. Da quel momento s’è vista la mano di Capello e la vera faccia bianconera. Il secondo tempo con Emerson, eppoi Ibrahimovic e Nedved, è stato altra sinfonia: Ibra ha cambiato connotazione alla squadra ed alla partita, gli altri hanno risollevato onore e blasone, mentre il Parma s’è tenuto aggrappato alla sfida: Delvecchio ha trovato l’ultima occasione da gol dopo un minuto (parata di Abbiati), Corradi ha cercato un rigore in contrasto con Cannavaro, poi il rullo di tamburi juventino si è fatto assordante. Zambrotta ha aumentato i giri del motore, Camoranesi ha imperversato (e mancato il raddoppio), Trezeguet ha continuato a giocar partita da conto in rosso, calciando male una palla gol e concedendo a Lupatelli la parata del buon ricordo.
A quel punto Lorenzo Sanz avrà rivisto nella Juve grinta e determinazione made in Capello e, conoscendolo, avrà tremato. Se poi non conosceva Ibrahimovic, avrà capito la sua grandezza quando il corazziere svedese ha cominciato la sua danza calcistica che ha fatto venir il mal di testa a tutta la difesa di Lupatelli. Il gol del successo è arrivato di conseguenza: giocata di Ibra e lungo pallone per la testa libera e felice di Thuram, più convincente in versione goleador che in quella difensiva. La Juve a quel punto ha sospirato, pronta a dire: avanti il prossimo. Che poi è l’Inter.