La Juve riscopre fischi, botte e un pari amaro

Gol di Trezeguet e Nedved. Nervi tesi tra il ceco e il tecnico del Cesena

nostro inviato a Cesena

Ancora un po’ e per la Juve, oltre allo scudetto dell’anno prossimo, anche portare a casa un punto da Cesena sarebbe stata un’utopia. Sarà che i bianconeri hanno voluto dar ragione allo spregiudicato (perché non gradito in società) realismo di Deschamps, ma in quello che una volta era il suo feudo preferito, la Juventus ha riscoperto il pane nero della serie B. Botte, fischi e un punto. Non cambia nulla, se non i tempi della promozione anticipata. Di questi tempi, un sofisma.
Doveva essere una Juve vestita da teenager, ma alla fine Deschamps non se l’è sentita di rischiare fino in fondo e così, con fuori più di mezzo centrocampo (Camoranesi, Giannichedda, Paro e Zanetti), si inventa una formula tre (Nedved, Marchisio e Marchionni) che dura 25 minuti, giusto il tempo di prendere il gol e di farsi spazzare come foglie dai raid romagnoli. Non che la retrocessione di Zalayeta cambi lo spartito, ma almeno la pantera uruguagia riesce a dare una mano al frastornato Chiellini che passa un quarto d’ora, il primo, da incubo.
Perché è dalla sua parte che il Cesena trova spazio, il sentiero diventa un’autostrada senza limiti di velocità per Papa Waigo. Con quei trampoli il senegalese fa un po’ quello che vuole. Papa Waigo fa fesso Chiellini e regala un bon bon a Salvetti che il capitano scarta con grande gusto. Buffon (nel riscaldamento «omaggiato» da un coro cameratesco) guarda la palla. Il Cesena arremba, la Juve arranca. Legrottaglie si sveglia e salva su Pellè, poi Buffon fa il campione del mondo con una parata da togliere il respiro su un siluro di Sabato. È qui che Deschamps esce dalla buca e rimescola le carte. Sarà un caso, ma probabilmente non lo è, da metà tempo in poi la barca del Cesena inizia a imbarcare acqua. E Del Piero decide che non è più ora di stare a guardare.
Quello della Juventus non è uno spettacolo indimenticabile, ma qualche piccolo fuoco si accende. La difesa del Cesena è una corda troppo tesa e finisce per spezzarsi. Una rimessa di Chiellini partorisce un parapiglia, spunta la zampa vincente di Trezeguet. Succede di tutto: mucchio selvaggio in groppa al francese e schiaffoni tra il portiere del Cesena Sarti e il suo centrocampista Anastasi. E sono ancora lì che litigano, e Nedved dà lo strappo decisivo: un destro dal limite dell’area deviato da Zaninelli manda in confusione l’impacciato portiere cesenate. Poi Nedved (Nedved, non l’ultimo dei pischelli), scorrazza di fronte alla panchina di Castori e gli urla in faccia. «Ci vediamo dopo» gli risponde il tecnico romagnolo. Affari loro.
Intossicata da un primo tempo sopra ritmo, la Juve prova ad addormentare partita e Cesena, ci riesce per dieci minuti abbondanti, Del Piero torna quello svogliato dell’inizio. Purtroppo per la Juve, Chiellini lo imita perché è ancora dal suo argine che spunta Papa Waigo. Il pari è un morso di vipera per la Juve che pensava di aver già incassato la terza vittoria esterna consecutiva. Escono Del Piero e Nedved, il Cesena trova le forze per il contropiede. La Juve fa massa là davanti, sull’ultimo corner sono venti in area. Ma è solo una prova di forza e niente più.