La Juve salvata dalla prescrizione

da Torino

Resta l'ombra. Ma uno dei capitoli più tristi della storia della Juventus si è definitivamente chiuso intorno alle 21 di ieri. La II Sezione Penale della Cassazione ha infatti dichiarato la prescrizione del reato di frode sportiva nei confronti dell'ex ad Juve Antonio Giraudo e del medico sociale bianconero Riccardo Agricola: la Corte d'Appello di Torino, invece, il 14 dicembre 2005, aveva assolto i due dirigenti juventini. In primo grado, Agricola era stato condannato a un anno e dieci mesi.
In particolare - a quanto si è appreso da indiscrezioni del collegio giudicante - era «astrattamente condivisibile il ricorso presentato dalla Procura di Torino contro le assoluzioni», ma non si poteva fare altro che dichiarare la prescrizione del reato. In pratica sarebbe stata ritenuta provata l'illecita somministrazione di farmaci ai calciatori della Juventus - eccetto che per la eritropoietina (Epo) - tra il 1994 e il 1998: i termini processuali sono però scaduti e non si può quindi istituire un nuovo processo.
Nella sentenza, che verrà depositata nei prossimi trenta giorni, sarà ripreso l'orientamento espresso dalle sezioni unite della Suprema Corte, in base al quale c'è continuità normativa tra la disciplina sul calcio scommesse del 1989 e quella antidoping varata nel 2000. Nella sua requisitoria della mattinata il sostituto procuratore generale della Cassazione, Vito Monetti, aveva criticato l'assoluzione di Giraudo e Agricola chiedendo un nuovo processo e sposando la tesi del ricorso inoltrato dalla Procura di Torino, a firma di Giancarlo Caselli e Raffaele Guariniello, che riteneva «illogici» i motivi del proscioglimento: secondo Monetti, infatti, le norme del calcio scommesse (1989) si sarebbero potute applicare anche ai casi di doping avvenuti prima dell'entrata in vigore della specifica disciplina in materia (2000).