La Juve segna tanto, ma cerca un bomber

nostro inviato a Appiano Gentile

Ripartire dalla manette di Mourinho? Meglio trovare la chiave, perché Benitez non ci sta. Fa intendere: noi vinciamo senza le manette. Anche perché Mou rischiò di perdere la faccia e non vinse la partita. Dici Samp e pensi a Cassano-Inter, Pazzini-gol: le solite storie che non mandano la fantasia al potere. «Sapevo che mi avreste chiesto qualcosa su Cassano», ha subito rinfacciato Rafa, divertendosi all’idea di aver inquadrato la poca originalità giornalistica. Ma non solo. L’anno passato la Sampdoria fu l’unica squadra del campionato capace di non subire gol dall’Inter. E nel ritorno di San Siro, Mou regalò lo show che eletrizzò gli adulatori e fece cascar le braccia alle persone di buon senso. Voto dieci alla spettacolarità, ovviamente. Ricorderete tutti: l’arbitro Tagliavento imperversava con cartellini rossi e gialli e lui alzò le mani, facendo il segno delle manette.
Così era quella Inter: tra gli strepiti di Mou e i troppi silenzi di Moratti. Questa è diversa: fa più fatica nel mantenere la strada, non è stata rinforzata, ha qualche problema di infortuni, e un allenatore che non perde occasione per dire: io sono diverso. E prova a divertirsi a modo suo, trasferire nella pazza Inter la pazza idea: far dimenticare Mou. Non porta maglioni di cachemire e neppure la barba lunga. Si presenta in calzoncini e maglietta. Gli manca l’ombrellone per sembrare un eterno tipo da spiaggia. Però la lingua è competitiva. «Manette? No! Mi porterò gli occhiali, perché non vedo tanto bene. Non farò mai una scena del genere. Al massimo, una volta, ho preso a calci la panchina. Ma ora non posso: sono vecchio». Capito Mou? Se uno vecchio è anche più saggio (sottinteso).
Se quell’altro era il diavolo tentatore, Benitez è un orso Yoghi che tien sempre le unghie affilate. A Liverpool combattè contro la mafia di Ferguson e degli allenatori inglesi. Mou, al confronto, è acqua che passa. Anzi, Rafa sembra l’immagine di questa Inter. Non pare forte come l’anno passato, ma si fa forte dei risultati. Non sembra velenosa come voleva l’immagine del tecnico passato, però avvelena i pozzi degli altri lasciandosi toccare ma non calpestare. Ieri Rafa ne ha dato una dimostrazione, parlando di fatti e numeri. Gli infortuni pesano (oggi dovrebbero rientrare Cambiasso e Pandev, Thiago Motta e Milito pronti la settimana prossima), ma chi mai può dire se sia la formazione numero uno in Italia e in Europa come lo è stata l’anno passato? Forse i tifosi più creduloni. E il suo tecnico con loro. Parla con soave leggerezza, ma vuol essere pesante. «Vedremo a febbraio a che livello saremo. La Champions è lunga e l’Inter può migliorare ancora di un 30%. In campionato mi pare che tiriamo più di tutti: se stiamo sempre vicino alla porta, segneremo di più. E se avremo lo stesso bilancio difensivo, chi altro potrà starci davanti?». E quando si parla di bel calcio, il discorso torna all’autoincensamento, che poi è un modo per dar forza alle convinzioni di tutti. «Dici bel calcio, ma cosa è il bel calcio? È solo quello che piace, idea molto soggettiva. Allora dico: in Europa il Barcellona gioca molto bene. E in Italia a me piace molto l’Inter». Il sorrisetto d’ordinanza certifica l’abitudine a non sentirsi inferiore a nessuno. E così vuole l’Inter.
Sarà questo il refrain della partita di oggi: la squadra non può perder colpi, nonostante le difficoltà. Così enumerate: «La Samp è molto equilibrata, organizzata, possiede due attaccanti pericolosi. Giocherà in contropiede. Ma tutto dipende da noi: se facciamo bene le cose loro saranno costretti a difendersi. I nostri giovani? Coutinho e Biabiany devono arrivare a livello degli altri, ma sono contento di entrambi. Tutta la squadra deve migliorare la fase difensiva, così evito di arrabbiarmi come con il Tottenham. Semmai chi può migliorare in difesa è Eto’o....». Dice Eto’o e sorride. È il suo totem, il guado per tutti i passaggi difficili. Per ora vale una campagna acquisti mancata. Ogni volta che si tocca l’argomento il tecnico scantona. «Ne parliamo tra noi, con il, presidente. Poi se qualche giornalista sarà bravo a scoprire i piani...». Insomma continua a credere di non aver preso la fregatura, convinto che, prima o poi, Moratti scucirà quattrini per un paio di validi giocatori. Ma non è passata inosservata la differenza di argomenti usati qui e a Liverpool. In Inghilterra, quando i padroni gli chiesero di costruire una squadra da scudetto, lui disse: «Servono 100 milioni di euro per tre giocatori di livello e tre riserve. Con calciatori a parametro zero si rischia solo di fallire». Quelli strabuzzarono gli occhi e si sa come è andata. Qui Moratti gli ha venduto Balotelli e comprato nessuno. E stavolta gli occhi li avrà strabuzzati lui.