Juve senza pace: guerriglia tra ultras

Quattro gruppi del tifo organizzato si sono sfidati in tenuta da sommossa: due accoltellati e 50 fermati per accertamenti

Alessandro Parini

Ci mancava solo questo, nell'estate più drammatica nella storia della Juventus: un vuoto di potere per l'egemonia della curva e i gruppi organizzati che si danno in pratica appuntamento ad Alessandria, sede della prima uscita stagionale della truppa di Deschamps, per un regolamento di conti. Risultato, del regolamento: mezz'ora prima dell'inizio della partita contro una selezione locale (8-0 il risultato finale del campo: due autoreti, poi gol di Kapo, tripletta di Palladino, reti di Guzman e Paro), si sono fronteggiati da un lato gli Arditi e i Drughi, dall'altro i Viking e Tradizione (eredi dei gloriosi Fighters).
Tutti in tenuta da combattimento: bastoni, volti coperti e anche coltelli. Come dire che, con l'aria che tirava e che negli ambienti del tifo caldo era stata ampiamente prevista, è già andata bene non ci sia scappato il morto: alla fine, il bilancio parla di un paio di accoltellati e una cinquantina di persone accompagnate in Questura per accertamenti.
Ovviamente, a costoro della partita interessava nulla o quasi. In palio, il controllo della curva nell'anno che verrà. Dopo l'addio di Moggi infatti, anche i rapporti con il tifo organizzato andranno ridisegnati: Arditi e Drughi erano filo-moggiani e fino al termine dell'ultimo campionato hanno rappresentato il punto di riferimento per chi volesse tifare dalla Curva Scirea. Di contro, Viking e Tradizione stavano, per così dire, all'opposizione e a questo punto sognano di prendere il potere: non hanno partecipato alla marcia del 1° luglio, organizzata guarda caso dai Drughi, ma sono arrivati ad Alessandria per regolare i conti con i rivali e diventare i nuovi capi della curva.
Il tutto per la serie: se il «nuovo» calcio non si mette in testa di dovere prima di tutto tagliare i ponti con certa gente, tanto vale rinunciare ai sogni di riportare negli stadi famiglie, donne e bambini. Con buona pace anche di John Elkann e del nuovo corso Juve, impegnatisi fin dal primo giorno di insediamento a far sì che lo stadio ridiventasse luogo di incontro e non di scontro.
Quanto accaduto ieri non è per nulla incoraggiante: meglio che tutte le società e le forze dell'ordine prendano atto che al peggio non c'è mai fine.