La Juve si butta a sinistra per poter completare la seconda rivoluzione

L’ottimismo è il profumo della vita, diceva Tonino Guerra. E la Juventus pensa positivo. Per forza di cose: dopo due settimi posti, l’ultimo dei quali ne ha anche sancito l’estromissione dall’Europa B, difficilmente i bianconeri potranno fare peggio. Per non riuscire nell’impresa di fare come i gamberi, Marotta & C. hanno messo in atto una vera rivoluzione: la seconda, in pratica, dopo quella dell’anno passato. Allora erano stati diciassette i giocatori nuovi «per iniziare un lavoro di rinnovamento fondato sulla quantità».
Oggi gli acquisti sono sei (Pirlo, Pazienza, Ziegler, Vidal, Lichtsteiner e Vucinic), quasi tutti però con ambizioni di titolarità: ne consegue che, a mercato ancora aperto - e in attesa almeno di un esterno (forse due) e un centrale difensivo - la Rivoluzione Bis avrà effetti ancor più profondi sull’undici che scenderà in campo per ridare lustro alla gloriosa maglia della Signora. A oggi infatti, tolto il portiere, i possibili titolari reduci dall’anno passato dovrebbero essere solo Chiellini, Bonucci (comunque in bilico), Matri e Krasic, chiamato però a ragionare e non solo a correre come un automa: mica male. Conte, nuovo pure lui, si è presentato con l’espressione ruvida di chi sul campo vuole lavorare come un matto senza lasciare nulla al caso: le esercitazioni tattiche per assimilare il 4-2-4 di ordinanza si sprecano, i suggerimenti sono continui e anche asfissianti («è un martello», conferma il giovane Marrone, già con lui a Siena), il lavoro fisico è duro come raramente è successo negli ultimi anni. «Un Mister X alla Juve? Non dico nulla, ma a me il segno X non è mai piaciuto: o 1 o 2», ha spiegato il tecnico. Prendere o lasciare. Tutto o niente: quest’anno però dovrà essere «tutto». Almeno il terzo posto, che significherebbe raggiungere quella qualificazione in Champions League «fondamentale per il nostro bilancio», come ama ricordare Marotta.
La parola «scudetto» - fino a quando non l’ha fatto John Elkann a Villar Perosa, un paio di giorni fa - non l’aveva pronunciata nessuno, né del resto lo aveva fatto ai suoi tempi Ferrara spiegando che, «essendo la Juve, non c’è bisogno che qualcuno ci chieda di vincerlo». Conte è partito ancor più dal basso. La Juventus è snobbata nei pronostici per lo scudetto? «Per noi è tempo di stare zitti e pedalare perché, rispetto a Inter, Milan e Napoli, noi siamo partiti da zero. Non azzardiamo ipotesi, ma certo vogliamo essere competitivi nel più breve tempo possibile». E se qualcuno teme che una certa abbondanza, specie in mezzo al campo (Pirlo, Marchisio, Vidal e Pazienza), potrebbe essere controproducente, Conte ha già fatto sapere che «non possiamo ragionare come una provinciale, con al massimo due giocatori buoni per ruolo». «Rispetto al passato, si punta più sulla qualità», conferma Marchisio. E in effetti i ricami di Pirlo e Vucinic sono tutt’altra cosa rispetto ai tocchi di Melo e Amauri: la speranza è che anche i risultati siano completamente differenti.
Stasera, intanto, la truppa bianconera affronterà il Betis Siviglia a Salerno (ore 20,45, diretta SkySport1, SkySupercalcio e SkyCalcio1): forse la prima amichevole «seria» della stagione dopo quella (persa) contro lo Sporting Lisbona. «Non mi aspetto particolari verifiche - spiega Conte - perché quelle le ho quotidianamente vista la mole di lavoro che ci tocca. Non dimentichiamo che stiamo affrontando il precampionato con tanti giovani: bisogna semplicemente continuare a crescere, in attesa che il gruppo si completi».
Oggi non sarà ancora la volta buona per vedere all’opera il cileno Vidal, sbarcato a Torino giovedì dopo due settimane di vacanza: la curiosità sarà allora tutta per Vucinic, che dovrebbe essere preferito a Del Piero per fare coppia con Matri. E anche per Pasquato, sfavillante a Modena l’anno passato e ottimo finora pure in bianconero: in attesa del botto a sinistra, le coccole sono tutte per lui.