La Juve si presenta a Londra senza idee, carica e Del Piero

Il ko del capitano si aggiunge alla squalifica di Nedved, a un Vieira indisponente e alla scarsa forma di Ibrahimovic. Però, alla vigilia della sfida, per Capello tutto bene

Tony Damascelli

A Londra senza Nedved, e si sapeva, e Del Piero, ultime di ieri. La Juventus parte stamattina con la testa fra le nuvole, non c’entra il volo in aereo ma l’esibizione offerta contro la Roma. Fabio Capello a parole dice cose opposte a quello che tutti, con gli occhi, hanno visto per novanta minuti. Ha detto, ad esempio, che Vieira gli sta bene così. Questa, ovviamente, è una tutela aziendalista del proprio dipendente ma meglio sarebbe parlare d’altro e ad altro pensare, ricordandosi che a Livorno, in una partita di battaglia, il centrocampo juventino è riuscito a respirare grazie al lavoro di Giannichedda che non ha il «curriculum» del francese ma «corre» molto di più e molto di più lotta in quel settore dove Emerson fa tre lavori in uno, copre, rifinisce e conclude mentre il suo collega di settore, appunto Patrick Vieira, sembra quasi che faccia un favore a scendere in campo, facendo tornare alla mente la frase con la quale Berlusconi lo volle licenziare dal Milan: «Toglietemi dagli occhi quel cammellone...».
Vieira, probabilmente, dopo un avvio di stagione quasi perfetto, vive la nostalgia di chi si era abituato alla vita londinese, con tutti gli annessi. «Torino? Non la conosco ancora per giudicarla» ha risposto a un collega di Canal Plus che gli aveva domandato la grande differenza tra la capitale inglese e quella dei Giochi olimpici invernali. Dopo otto mesi Torino è ancora città dei misteri, la risposta, con la consueta sufficienza cocoricò francese, basta per comprendere il tipo. Vieira contro l’Arsenal è un motivetto che piace tanto, Wenger lo ha sostituito con il giovanissimo Fabregas e il ruolo di capitano è passato ad Henry ma forse sarà proprio questo uno dei motivi cardine della partita: la prova di Vieira contro la sua vecchia squadra: orgoglio o depressione?
Ma non basta. Perché l’ultima partita contro la Roma ha svelato altri problemi della Juventus, affaticata, lenta, pigra, prevedibile e anche incasinata in alcune scelte tecniche e tattiche. La soluzione di Chiellini alle spalle di Ibrahimovic nel secondo tempo è sembrata uno di quegli esperimenti da torneo estivo, Capello non ha certo bisogno di esami e pagelle ma ogni tanto deve ammettere qualche errore, così come la stessa insistenza a utilizzare Chiellini (più forte fisicamente di Balzaretti ma anche meno attento e indipendente nel gioco, anzi decisamente più anarchico).
C’è poi il problema Ibrahimovic il cui stato di forma è disastroso. Alcune giocate dello svedese sono sconcertanti, stop sbagliati, passaggi imperfetti, abulia e astenia che privano la squadra di un valore assoluto in attacco. Poi c’è il solito caso legato a Del Piero: si sapeva che il capitano non fosse al cento per cento alla vigilia della partita contro la Roma: aveva sostenuto un solo allenamento vero, al giovedì ma è stato mandato in campo ugualmente e si è fermato ancor prima di prendere sangue in partita. Con le questioni di principio e i capricci della presunzione non si ottengono sempre gli stessi risultati, specie quando la situazione è critica, come quella che la Juventus sta attraversando ultimamente. Non va dimenticato che la qualificazione della squadra bianconera a questo quarto di finale di Champions è arrivata grazie all’ultima gaffe del portiere tedesco del Werder Brema. Capello deve sperare che un altro tedesco, Lehmann, conceda il bis domani sera?
Non è il caso di processare o mettere in castigo la squadra che, comunque, è in testa al campionato con otto punti di vantaggio sulla seconda ma non ci sono soltanto le fanfare e gli inchini dei cortigiani. L’ultima settimana è scivolata via sulle notizie che hanno riguardato la conferma della dirigenza, con euforie, promesse e rilanci mentre la squadra si porta appresso il proprio malessere, fisico e forse mentale. In coppa non ha mai saputo offrire prove convincenti, sciolte, autoritarie e stavolta, al di là delle assenze che fanno parte del gioco, anche quello previsto dal G14, la Juventus non può scivolare, come era accaduto nel finale a Brema e come si è ripetuto con la Roma.
Dopo nove mesi di cammino in testa, nelle prossime due settimane Capello avrà tutte le risposte su presente e futuro: domani a Londra, sabato a Treviso, mercoledì 5 nel ritorno con l’Arsenal e, per finire, contro la Fiorentina domenica 9 aprile, giorno delle elezioni politiche. Che dicono i sondaggi bianconeri?