La Juve si ribella: «Ridateci l’ultimo scudetto»

da Roma
Difesa dura, difesa a oltranza: la Juventus non ci sta, vuole mantenere l’ultimo scudetto, rifiuta la serie B, respinge la penalizzazione. La Vecchia Signora rialza la testa e con gli avvocati Luigi Chiappero e Cesare Zaccone cerca di ribaltare una situazione difficile. «Non si può trasferire il presunto illecito commesso nel 2004/05 nella stagione successiva», così ha iniziato l’arringa Chiappero, difensore di Antonio Giraudo. «La non assegnazione del titolo 2005/06 è un’ingiustizia mondiale, le pene inflitte dalla Caf sono tutte sbagliate». Il legale bianconero, che ha professato con orgoglio il suo «essere torinese», ha poi continuato: «Non si può punire una società mettendola in fondo alla classifica di un campionato in cui non sono stati commessi illeciti. Esiste un’ampia gamma di sanzioni, ma tutte devono essere riferite al 2004/05. Soltanto tre volte nella storia i casi di illecito non sono stati giudicati al termine della stagione a cui si riferivano. Io assisto Giraudo che è la Juventus, anzi dodici anni di Juve. L’immedesimazione organica di un massimo dirigente per la giustizia sportiva è assolutamente immediata».
Secondo il legale dell’ex amministratore delegato bianconero, la Caf ha commesso un primo errore retrocedendo la Juve all’ultimo posto di un campionato «in cui non c’è stato nulla di scorretto». «Ma che giustizia è? - ha tuonato Chiappero -. La legge prevede che se si dà una sanzione che nel campionato di competenza diventa inefficace, si deve dare allora una sanzione che si ritiene opportuna». Chiappero denuncia poi il secondo errore, a suo dire, della Caf: «La sentenza sbaglia nel suo punto di partenza perché non esiste la possibilità di alterare la classifica senza alterare il risultato delle partite. C’è un grosso errore: la Caf equipara gli arbitri ai designatori e attraverso il condizionamento del disegnatore parla di condizionamento di tutto il settore arbitrale. Il condizionamento del designatore potrebbe diventare condizionamento degli arbitri solamente nel caso in cui il processo lo dimostri».
Chiappero è un fiume in piena: «Nella sentenza non c’è la prova di un trucco nelle designazioni arbitrali. Quanto alle cene tra designatori e dirigenti bianconeri, esistevano rapporti di antica amicizia e non avevano il significato di favorire la Juve. Se Pairetto, che partecipava alle cene, è articolo 1, anche Giraudo è articolo 1, le cene sono le stesse. Una squadra che stava davanti in classifica, avevamo 4 punti in più del Milan e 15 in più dell’Inter, non aveva bisogno di aiuti illeciti». Salvo poi chiudere con la frase a sorpresa: «Se qualcuno qui dovesse dare ragione alla Juventus, domani scoppierebbe il finimondo». Altrettanto concreto il difensore della Juventus, Cesare Zaccone. «Noi abbiamo una devastante conseguenza sul patrimonio, penso ai creditori, agli azionisti. La moltiplicazione delle sanzioni non è corretta». Zaccone si è appellato all’articolo 1 comma 2 della legge 280 del 2003 dicendo che in un caso del genere forse «l’ordinamento sportivo si dovrebbe fare da parte. Non dico che disconosco questa giustizia - ha subito precisato Zaccone -, ma questo è un ulteriore argomento per sostenere una sanzione giusta e coerente con i fatti. Nei nostri confronti si è registrata una sommatoria di sanzioni, ben sette: la revoca dello scudetto 2004/05, la non assegnazione di quello 2005/06, ottantamila euro di ammenda, 30 punti di penalizzazione, la non partecipazione alle coppe europee, l’esodo dei calciatori più bravi e, appunto, la possibile devastante situazione patrimoniale con il ridimensionamento dei contratti con gli sponsor e dei diritti tv che costituiscono l’80 per cento dei ricavi di una società. Per restare in B servirebbero almeno 80 punti il che significa almeno due anni tra i cadetti, con i calciatori che non ci stanno proprio. Ecco, perché la sanzione sia equa e coerente con i dati di fatto, non violazione dell’articolo 6, ma dell’articolo 1». Nel finale una stoccata a Moggi: «Non sempre agiva come dirigente della Juventus, ma anche come commerciante in proprio, come mercante di calciatori».