Juve travolgente scopre la Coppa da vincere

Dopo le cinque reti al Livorno, tre al Parma. Segnano Molinaro, Almiron e Salihamidzic. Tiago delude. Oggi Del Piero discute il rinnovo del contratto

Parma - È di parola la nuova Juve di Ranieri. È di parola come sanno esserlo le squadre di rango: se s'impegna pubblicamente nel rincorrere la coppa Italia, non lo fa per onor di firma ma per puntare all'unico torneo alternativo al campionato. Basta prender nota delle scelte di Ranieri per avere conferma delle intenzioni bianconere. A casa restano in pochi, Nedved e Del Piero, oltre a Camoranesi non ancora recuperato, tutti gli altri si presentano all'appuntamento e alla fine impongono il timbro della ditta: 3 a 1 e avanti con il prossimo turno, gli ottavi che sono già una piccola conquista.

Senza lasciare al suo rivale, il Parma rimpolpato nel finale da Morfeo e Budan, che qualche mollica, il rigore dell'1 a 2. Alla distanza la migliore esibizione della Juve al culmine del primo cambio che è foriero di belle sorprese: via Nocerino, di discutibile utilità alla patria, e dentro Molinaro che ha voglia di competere e che realizza sul binario di sinistra una perfetta intesa con l'esuberante Chiellini. Proprio dall'intesa dei due (uno crossa, l'altro di testa devia nell'angolo scoperto) prende le mosse il successo della Juve diventato rotondo con l'impresa balistica di Almiron (punizione dal limite) e la fiondata di Sali deviata in corsa da Rossi, un difensore appena entrato nella mischia.

Frizzante il Parma ma le sue bollicine calcistiche non producono stordimento. Forse perché la difesa della Juve è ben piantata intorno alla novità della sera, la presenza di Legrottaglie (gioca solo un tempo perché rimedia una serie di traumi, non per demeriti particolari) più tardi rimpiazzato da Boumsong. Il trio d'attacco schierato da Di Carlo (a proposito, a scanso di equivoci baci, abbracci e foto-ricordo con Ranieri) conclude poco. Perciò nelle ore precedenti al match di coppa Italia arriva da Palermo Matteini: non è Adriano naturalmente ma qualcosa può aggiungere alla cifra tecnica del reparto. Tutti guardano la Juve e in particolare osservano Tiago, l'acquisto più costoso dell'estate bianconera (13 milioni di euro) per decifrarne l'identità e i margini di miglioramento. Il portoghese che piace molto alle tifose di Madama pratica un calcio elementare, rischia poco di suo, si lascia ammirare per qualche angolo, niente di entusiasmante, e per una serie di tocchi laterali che non aggiungono granchè ai giudizi poco favorevoli incassati durante la sua prima estate italiana.

In verità la Juve si lascia ammirare nelle rare occasioni in cui Iaquinta e Trezeguet apparecchiano intese efficaci a dispetto di una scarsa assistenza del centrocampo nel quale le due ali, Nocerino e Sali, tradiscono scarsa abilità con la mansione speciale. Lo sbocco matura nella ripresa appena Ranieri offre a Molinaro (fin qui mai utilizzato dopo gli attestati di fiducia ripetuta) l'opportunità di firmare il tabellino. Gol prezioso e utile alla qualificazione che vuol dire sbarcare agli ottavi della coppa Italia al cospetto dell'Empoli. Così oggi a Torino Del Piero e suo fratello Stefano possono discutere amabilmente di contratto (da prolungare fino al 2010).