La Juve trova il suo golden boy E la rincorsa dell’Inter si sgonfia

La Juve ha giocato in dodici e ce l’ha fatta. Si, in dodici perchè nessuno meglio della traversa ha dato il senso dell’uomo in più quando si è contrapposto al tocco da serpente di Samuel Eto’o. Mancavano due minuti alla conclusione e quell’avventurarsi del re d’Africa in area aveva la faccia del ruggito finale: tutti a terra, la traversa per tutti. Vince la Juve perchè ha giocato da squadra tutto cuore, grinta, determinazione. Ha giocato da squadra e con il gioco: qualità che aveva fatto dimenticare. E finalmente con un centravanti vero: sarà che Matri è un bomber vero e, invece, Amauri un bisontone senza mira e solo con il fisico? La partita di ieri sera lo ha dimostrato una volta di più: terzo gol in tre partite per il golden boy bianconero, ma soprattutto una collezione di attimi che regalano sempre l’idea del brivido: Matri è partito cercando un rigore che Cordoba stava per regalargli( non l’arbitro), ha infilato il testolone -gol sul primo cross utile e ne ha sfiorati altri due.
L’Inter si è sgonfiata perchè la rincorsa pesa, le fatiche anche e non basta la teoria del sorriso per essere la squadra più forte del mondo. I nuovi acquisti l’hanno rigenerata, ma quando serve affidarsi alla vecchia guardia salta fuori la ruggine. Una volta di più aveva ragione Benitez. E qualcuno provi a smentire: la sua debolezza difensiva è una costante, non a caso il reparto è uno dei più battuti del campionato nel 2011. Stavolta non ha seminato gol, ci ha provato con Pazzini eppoi con Eto’o, ma qualche volta anche lo stellone vota contro. Inter senza ritmo a centrocampo, ha giocato un primo tempo da dopolavoro. Ha cercato di ritrovare le sue qualità solo nella parte finale del match quando ha sfiorato il pareggio. Eto’o ha sbagliato conclusioni, ma non l’ha tradita. Altri hanno dormito. Sneijder è tornato il “vorrei ma non posso“ dei primi mesi della stagione. Thiago Motta e Cambiasso stanno soffrendo un equivoco tattico sul loro impiego: l’argentino pensa solo ad attaccare, non più a difendere. E l’altro difende male. Fantastico, invece, il duello di fascia tra Maicon e Chiellini: forza, volontà, gran correre, due trascinatori. L’italiano più del brasiliano, a dimostrazione che quello è il suo ruolo. Ed ora tutti di nuovo a pensare al Milan. C’è tempo per rimediare. Però l’Inter deve passare indenne a Firenze. Sennò...
Unica storia negativa: quei lacrimogeni sparati dalla polizia fuori dallo stadio che hanno fatto piangere Buffon. E ci hanno ricordato brutte abitudini.