Juve, ultimatum a Giraudo

Alessandro Parini

da Torino

Chissà quanto durerà ancora il tormentone legato al futuro della Triade. Tanto o poco che sarà, avrà rappresentato un “polpettone” al quale la Juventus non aveva abituato nessuno. Ieri Franzo Grande Stevens - presidente della società e uomo che si esprime con il contagocce misurando parole, espressioni, avverbi e persino virgole - ha prima tranquillizzato i tifosi («Ibrahimovic? Certo che resterà con noi») e poi pronunciato parole che non mancheranno di provocare scossoni: «Non posso costringere qualcuno a rimanere. La dirigenza ha lavorato in modo eccellente e di solito, in questi casi, la squadra non si cambia. Ognuno però fa le sue scelte: se qualcuno vuole fare altre esperienze e accettare nuove sfide, io non posso obbligare nessuno. Parlo di tutti: dirigenti, amministratore delegato e presidente». E quindi, ricordato che Moggi ha un contratto da dirigente non in scadenza ma che a giugno andrà rinominato il Consiglio di amministrazione, tutto potrebbe davvero succedere: a Giraudo potrebbe interessare rimanere in ambito Fiat con un incarico di prestigio, oppure accettare la corte del Milan o, ancora, intraprendere una carriera da immobiliarista in attesa (chissà) di tornare nel mondo del calcio se l’Italia otterrà l’organizzazione degli Europei 2012. Anche il futuro di Capello non sarebbe a quel punto così certo: è stato infatti lo stesso allenatore a confermare più volte di sentirsi «il quarto dei Moschettieri: se certi assetti dovessero cambiare, dovrei valutare i nuovi scenari». Quel momento pare avvicinarsi pur se Giraudo ieri, oltre a parlare di Olimpiadi, si è limitato dire: «Non ero presente quando Grande Stevens ha detto queste cose: comunque, come ho già detto più volte, arriverà il momento in cui questa situazione sarà finalmente risolta».