LA JUVE URLA «È COME CALCIOPOLI»

Dopo Reggio i tifosi gridano al complotto e la società pubblica sul sito una lettera aperta: «Chiediamo provvedimenti immediati». E Collina, contestato a Empoli, litiga con un tifoso

La nuova Juve è sul piede di guerra. A furia di prendere cazzotti sul muso dagli arbitri del dopo Moggi, decide di dissotterrare l’ascia. Ricambiare politica e di lisciare finalmente il pelo al popolo bianconero che da mesi schiuma rabbia dinanzi agli errori e agli sgambetti subiti. La striscia degli sfondoni è impressionante. Un numero su tutti spicca: 7 rigori contro fin qui in campionato (a favore 5, contabilità meno 2). «Con Moggi ci volevano sette campionati per avere sette rigori contro» commentano i tifosi. «Meglio ritirare la squadra» propongono sui blog nella notte seguita ai maltrattamenti di Reggio Calabria.
La nuova Juve non può più stare a guardare. Cobolli Gigli, il presidente, dai microfoni di Raidue detta la linea sabato notte: «Adesso basta, non ne possiamo più». E per far capire che non si tratta di buone maniere aggiunge didascalico: «Se volete comincio anche a dire parolacce». La nuova Juve esce allo scoperto, finalmente. E lo fa, quanto alla forma, in modo diverso rispetto a quella notissima di Moggi. Niente telefonate con schede italiane o straniere, ma una lettera aperta pubblicata sul proprio sito e indirizzata ai presidente della Federcalcio Abete e degli arbitri Gussoni, il principale di Collina. Porta la doppia firma del presidente Cobolli Gigli e dell’amministratore delegato Blanc e riconosce un errore commesso nei mesi passati. «Dinanzi a ripetuti errori l’anno scorso non abbiamo pronunciato parola, quest’anno idem: purtroppo dobbiamo riconsiderare questo atteggiamento» sostengono i due. Non paga fare i signori, insomma. Poi segue la denuncia che rilancia un argomento che i tifosi di Madama denunciano da tempo. «Per calciopoli abbiamo già scontato una pena estremamente severa» ricordano, non vogliono e non devono pagare altro pegno. Ecco la chiave di lettura della nuova Juve: tutto deriva da calciopoli, anche e soprattutto nel caso di Dondarini, considerato «non più sereno nel giudicare» le vicende della squadra juventina.
Ma non finisce qui. Cobolli e Blanc vanno anche all’attacco del palazzo del calcio: passi per il riferimento, filosofico, alla moviola da introdurre, ma il passaggio «chi reagisce con irritazione alle critiche» è indirizzato a Collina e allo stesso Gussoni, allergici ai lamenti dei dirigenti dei club fuori dalle occasioni canoniche di incontro. La chiusura della lettera contiene un avvertimento e una richiesta. «Siamo alla vigilia di decisioni importanti», soldi da investire e da incassare con la Champions cioè il primo. Seguito dalla seconda: «Chiediamo provvedimenti immediati ed efficaci».
Cosa vuol dire la nuova Juve? Due richieste si possono leggere in controluce: fermate Dondarini, non confermate Collina, protagonista ieri a Empoli di un altro siparietto poco gradito. Durante la partita, i tifosi locali se la prendono con lui, il designatore risponde per le rime a uno dei più polemici («ti vengo a prendere») e alla fine esce dallo stadio tra i fischi. E il presidente degli arbitri Gussoni al Tg1 è stato lapidario («La lettera? Mi rifiuto di commentarla») mentre Ranieri si è limitato a dire sdi essere rimasto «basito» dal metro di giudizio di Dondarini. La nuova Juve con l’elmetto non convince granchè. «Mi sembra una spremuta di camomilla» la chiosa di Giampiero Mughini. Da Torino filtrano altri giudizi poco convinti sull’efficacia dell’iniziativa. Chissà: sono i vedovi inconsolati di Lucianone che adesso hanno nostalgia canaglia dei vecchi metodi. Eh no, meglio una Juve così, che subisce sgambetti e chiede, come Galliani, di rivolgersi agli arbitri stranieri, ma che sta dentro il recinto delle regole. Senza piegarle ai propri interessi.