La Juve vince la battaglia ma perde la coppa

Marcello Di Dio

da Roma

Sembrava che la Coppa Italia fosse già sfumata (non era facile recuperare un 2-3 casalingo contro la Roma tonica di questi tempi): un gol annullato a Totti, il miracolo di Abbiati sulla punizione esplosiva del capitano giallorosso, l’espulsione di un Ibrahimovic in evidente stato confusionale (per la Juventus è ormai un problema serio), la bella parata di Curci sulla conclusione di Zalayeta. Ma la macchina quasi perfetta della Juventus sfiora la difficile rimonta all’Olimpico. Pur senza lo svedese (espulso insieme a Dacourt per un accenno di rissa davanti alle panchine) per oltre settanta minuti, l’undici di Capello mette il naso avanti con un rigore (netto il fallo di mano di Perrotta in area) trasformato da Mutu. La rimonta, però, si ferma qui, visto che un tiro dal limite di Vieira si stampa sul palo a dieci minuti dalla fine e San Del Piero non regala le prodezze dell’andata.
Dopo il Milan, anche per la Juve se ne va il primo trofeo della stagione. E forse con un po’ di rammarico per i settanta minuti disastrosi del Delle Alpi. Resta solo il merito di aver fermato la serie di vittorie giallorosse (otto consecutive fino a ieri sera). La Roma fa un piccolo passo indietro rispetto alle ultime eccellenti prestazioni. Se la Juve perde con Ibra un importante terminale offensivo – lo svedese fallisce miseramente la prova d’appello concessagli da Capello - la squadra di Spalletti perde con Dacourt un tamponatore a centrocampo. Ridisegnato l’assetto tattico, il più penalizzato sembra Perrotta che infatti regala la sua peggiore prestazione degli ultimi tempi. E Totti, tartassato dai tacchetti juventini, è l’unico vero elemento pericoloso per la porta di Abbiati. Ma tant’è, stavolta meglio accontentarsi e godersi la semifinale con il Palermo.
Spettacolo indecente prima del match: uno scambio di vedute abbastanza acceso, con sputi, provocazioni e insulti, tra un paio di tifosi juventini e alcuni supporter romanisti situati in curva Nord. Solo il vetro di protezione impedisce che accada il peggio, le immagini della Rai (che fortunatamente non erano ancora in onda) mostrano il brutto episodio con lo pseudo-tifoso juventino che ruba una bandiera giallorossa, la brucia e poi si denuda. In curva sud, invece, tutto tranquillo rispetto agli orrori di domenica scorsa. Nessuno striscione, solo bandiere giallorosse. Non migliore lo spettacolo in tribuna d’onore. Comincia Bettega, ha qualcosa da dire ad alcuni spettatori romani, il tono non è di quelli amichevoli, ma le risposte sono persino peggio. Nel mezzo della bagarre che si scatena mentre la triade abbandona gli spalti resta incastrata la persona sbagliata, pare un funzionario di un’ambasciata straniera a Roma, che si piglia un colpo basso da uno degli accompagnatori bianconeri. La sua intenzione adesso sarebbe quella di sporgere denuncia, l’incidente diplomatico a quanto pare non si chiuderà qui.
Oltre cinquantamila spettatori sugli spalti, quasi un record per una Coppa Italia sempre più snobbata dal pubblico. Merito dei prezzi ribassati e anche dal richiamo che una partita con la Juventus, rivale storica, ha da queste parti. E la rivalità esplode tra i giocatori nel modo più duro. Roma e Juventus regalano più calci che calcio. Ibrahimovic e Dacourt vengono alle mani, nonostante arbitro e compagni tentino di separarli, dopo un brutto fallo di Nedved su Totti. Rosso meritato, giallo invece generoso per il ceco. Il clima si era avvelenato qualche minuto prima, quando Totti si era visto annullare un gol per un fallo su Balzaretti (dubbia la decisione di Dondarini). Il rigore di Mutu sembra riaprire il match. La Roma non sfonda (unica eccezione un tiro del solito Totti deviato da Abbiati), il colpaccio sognato dalla Juve e da Capello sfuma con il palo di Vieira nonostante un finale arrembante. E una nuova rissa finale, con colpi proibiti in area. Per fortuna finisce qui.