La Juve vince solo in pubblicità Un caso Emerson per Capello

Tony Damascelli

La pubblicità è l’anima del commercio ma a volte arriva quando i commerci non vanno per la quale. Per esempio ieri, sulle pagine di alcuni quotidiani, è apparsa la foto di quattro bianconeri, Del Piero, Buffon, Ibrahimovic, Trezeguet sul modello del monte Rushmore nel sud Dakota, dove Washington, Jefferson, Roosevelt, Lincoln rappresentano l’immagine dei presidenti e della storia degli Stati Uniti d’America. Nel caso dei quattro nostrani la storia non c’entra affatto, c’entra lo sponsor, una banca, che propone le carte prepagate Juventus e lo slogan strilla: «Un vero juventino ha sempre la vittoria in tasca».
Ora dal 18 marzo le tasche dei veri juventini sono vuote. Da quel giorno, con il successo esterno a Livorno, la Juventus non ha più vinto, è stata eliminata dalla Champions league, ha consegnato al Milan la possibilità di recuperare punti e, paradossalmente e aritmeticamente, anche all’Inter di nutrire l’ultima speranza di scudetto.
L’umorismo involontario della campagna pubblicitaria non fa ridere nessuno, in casa bianconera. Capello e la sua orchestra stanno zitti, il silenzio stampa permette di non spiegare ma forse non ci sono spiegazioni. Una cosa è però certa: Zebina non giocherà una delle tre partite finali del campionato. L’ultima sua esibizione contro la Lazio ha ribadito per gli osservatori esterni una nozione già datata: il francese è uno di quelli che pensa di vivere di rendita, ha addirittura sparlato dello staff medico bianconero, non ha mai mostrato, al di là delle richieste contrattuali, una partecipazione al momento difficile della squadra. Ma Capello di lui si è fidato e si fida mentre ha bocciato i più giovani impiegati in quel ruolo, da Blasi a Balzaretti ai quali però ha chiesto aiuto nell’emergenza.
Il crollo psicologico della squadra che ha reagito a livello fisico, recuperando nel finale partite già perse, va affrontato in maniera decisa. C’è addirittura la sensazione che Capello non abbia più in mano tutti i bianconeri, qualcuno si è defilato, qualcun altro si è chiuso in silenzio ancor prima della decisione adottata dalla società. Il vantaggio largo in classifica aveva fatto prevedere un finale da allenamento o da amichevole. La qual cosa sarebbe avvenuta se le condizioni fisiche della squadra fossero state buone e se non ci fosse stata di mezzo la sfida di Champions con l’Arsenal. Questa ha smascherato la Juventus, anche i suoi limiti nervosi (due espulsioni) e da quella sera la squadra ha preso a nuotare nell’aria, avendo forse capito di non avere la cifra che molti le accreditavano. E la scossa è stata forte al punto che tre giorni dopo Highbury la Juventus ha pareggiato a Treviso, contro l’ultima in classifica, ma non soltanto: alla vigilia di quella trasferta Emerson aveva detto a Capello di non sentirsi in perfette condizioni fisiche, chiedendogli di restare fuori. L’allenatore, per confermare la propria arroganza, aveva ordinato al brasiliano di scendere ugualmente in campo, Emerson aveva obbedito ma, come segnalava l’osservatore dell’Arsenal presente al Tenni, «Emerson è un calciatore esausto».
Adesso la Juventus ha tre turni per difendere tre punti. Se giocasse senza pensare a chi la insegue forse ce la potrebbe fare. Ma l’ombra del Milan è pesante, gli strilli di Capello aumentano la confusione. A Torino sperano che prima o poi almeno i quattro «del monte» confermino lo slogan della pubblicità.