La Juventus perde i pezzi ma Vieira l’accende sempre

Gli infortuni di Ibrahimovic, Thuram e Trezeguet non turbano la Signora sempre più in fuga. Due punizioni decidono la sfida

(...) bianconera che stacca di sei punti quella nerazzurra e ribadisce il primato in una serata difficile, nella quale ha perso per strada tre uomini cardine, Ibrahimovic-Thuram-Trezeguet, per infortuni vari. L’Inter torna ai suoi vizietti antichi, chiamata a dire la verità, perde la memoria e la sfida.
Due gol e quattro ammoniti nel primo tempo potrebbero far immaginare una partita aspra e aperta. Non è andata proprio così, perché la Juventus ha ribadito la propria supremazia tattica con la deviazione di testa di David Trezeguet (22’) dopo che Julio Cesar aveva respinto la punizione ferocissima di Ibrahimovic e con Nedved (34’) direttamente da calcio a uno, dopo un fallo di Samuel su Ibra. Ma aveva saputo costruire un buon football con le veloci giocate dello svedese e il supporto dei due scienziati di centrocampo Emerson e Vieira, il tutto confortato da una prova lineare, diligente in ogni reparto, con qualche incertezza iniziale tra Camoranesi e Blasi sul fianco destro e la prudenza di Zambrotta che ha preferito tenere la posizione per controllare le idee e i movimenti di Figo.
L’Inter, invece, attesa alla prova finestra si è smarrita nel nulla, scegliendo una tattica antica, evitando di costruire il gioco a centrocampo, per l’assenza di Veron d’accordo ma forse per l’abulia di Pizarro e di Stankovic, e preferendo invece la soluzione con palla lunga, dalle retrovie, per Martins e Adriano, raramente messi in condizione di trovare luce e aria nella retroguardia juventina.
Una sola volta la squadra di Mancini è riuscita a creare ansia davanti ad Abbiati, una rapida giocata, ormai da repertorio, triangolazione e colpo di tacco, tra Adriano e Martins ha portato il nigeriano a stretto contatto con il portiere bianconero che ha anticipato la conclusione dell’attaccante, ferendosi leggermente al naso.
Lenta e prevedibile, dunque, l’Inter; più aggressiva e spigliata la Juventus, nella prima frazione, con i soliti noti protagonisti, Materazzi su tutti, insultato dal pubblico juventino, celebrato da quello nerazzurro (trentamila spettatori in tutto per la cosiddetta partitissima, la tivvù e il maltempo questo provocano, nel football che impone le curve a 50 euro). Le continue baruffe di Materazzi con Vieira e Thuram hanno avuto l’epilogo al minuto 40 con l’intervento a uncino su Ibrahimovic. Lo svedese si è sgonfiato sul prato zuppo di pioggia, tre minuti di cure, lo speaker ha annuciato l’ingresso in campo di Del Piero ma Ibrahimovic ha voluto resistere per altri tre minuti, poi Capello ha deciso di intervenire e Del Piero è entrato in campo, cambiando lo schema e il peso del suo gioco. Capello ha poi perso, in apertura di ripresa, Thuram, già intossicato da una contrattura muscolare e ha inserito Kovac. Due kappaò pesanti che hanno permesso all’Inter di rinsanguarsi e di sfiorare immediatamente il gol con Martins di testa.
Un’altra Juventus, un’altra partita, allora, con il campo trappola sui movimenti brevi che ha portato a un altro colpo per i disegni juventini: Trezeguet si è infortunato all’inguine, probabile elongazione, dentro Zalayeta al quarto d’ora, squadra completamente rivoluzionata di fronte all’Inter rabbiosa, alla ricerca di una rimonta doverosa e dignitosa.
Mancini ha stranamente deciso di togliere dal gioco Figo, piuttosto che Pizarro, svogliato e impalpabile, e inserire Recoba, così aggiungendo una soluzione all’attacco. E l’uruguagio si è presentato con un classico del suo repertorio, calcio di punizione a giro e Abbiati è tornato il portiere che fu, togliendo dall’angolo alto, sulla propria destra, un gol già fatto. E per confermare la confusione al potere Mancini ha mandato in mischia, una quarta punta, Cruz, rilevando Pizarro. La scelta conferma che le teorie tattiche riempiono le bocche degli allenatori e gli articoli dei giornalisti ma in caso di emergenza, quando c’è da acciuffare il risultato quattro attaccanti e via andare. La Juventus ha finito stremata, specie in Emerson e Vieira, scomparsi nel gioco di recupero, non avendo più un uomo là davanti (Ibrahimovic) che la facesse rifiatare. Paparesta non se l’è sentita di ammonire (dunque espellere) Materazzi per un altro souvenir su Zalayeta. Per evitare il peggio Mancini ha richiamato il garbato difensore, uscito tra fischi e pernacchi, mandando dentro Ze Maria, senza alcuna variazione sul tema e sul risultato.