Juventus, più cuore che gioco: neanche due rigori la fermano

Trezeguet, Del Piero e Chiellini lanciano i bianconeri in vetta Due penalty contro la Signora: non accadeva dal 2000

nostro inviato a Cagliari

«Cambiano i dirigenti, cambiano i giocatori, ma il carattere e la voglia di vincere è nel Dna della Juve». Il concetto di Gigi Buffon è chiarissimo, come chiaro è il gesto rivolto ai tifosi bianconeri al fischio finale della partita di Cagliari. «Abbiamo due attributi così», dice ai sostenitori il portierone azzurro, capitolato solo su rigore nonostante il lungo assedio del Cagliari.
Insomma il cuore Juve si dimostra più forte della brillantezza fisica e agonistica dei sardi, che giocano alla pari (se non addirittura meglio per quasi un'ora) con i più quotati avversari, ma alla fine devono soccombere, pur avendo sfruttato due rigori. Già, due rigori fischiati contro la Juve, un evento più unico che raro. Non accadeva dal 19 marzo 2000 e anche allora (era il derby di Torino) la Juve si impose 3-2 e i due penalty degli avversari furono trasformati da un unico giocatore (nell'occasione Ferrante). Arbitro di quella partita fu Pierluigi Collina, oggi designatore. Che ha raccomandato fino alla noia grande attenzione ai «suoi» fischietti sui contatti in area. Giuste le decisioni di Tagliavento, bravo anche a fare marcia indietro (grazie al guardalinee Cariolato) su un terzo tiro dal dischetto concesso ma che proprio non c'era. «Chiellini si era arrabbiato tantissimo e ho fatto presente al direttore di gara che se si comportava così, vuol dire che era sicuro di non aver commesso fallo», ha sottolineato Buffon. Che poi ha ironizzato: «Ogni volta che c'è un rigore contro la Juve sono tutti felici, l'importante è che quando concederanno un rigore dubbio a noi, non inizino le polemiche».
La stagione è ancora lunga, magari arriveranno anche quelle. Per ora la Juve si gode le prodezze del suo portiere (davvero incredibile quella su Bianco e per un pelo non sventa anche il primo rigore, tutta colpa di una traiettoria strana) e il buon rientro di Camoranesi (riconvocato da Donadoni, presente al Sant'Elia), che insieme al risultato sono le cose migliori viste a Cagliari. Perché se Trezeguet, ieri arrivato a quota 99 reti in A («la centesima voglio segnarla a Torino»), sostiene che questa squadra può conquistare uno dei primi quattro posti, la prestazione di ieri non sembra essere confortante in tal senso. La difesa, Buffon a parte, non sembra al top tra distrazioni e un po' di nervosismo di troppo (il portiere ha dovuto spesso incitare i compagni o calmare i loro bollenti spiriti); il centrocampo, a parte Cristiano Zanetti e un Camoranesi in recupero, non sembra avere ancora gli automatismi giusti. Del Piero, in attesa del rinnovo del contratto (un nuovo incontro è previsto dopo i due impegni della Nazionale) ruba un gol a Camoranesi dopo essersene divorato uno clamoroso nel primo tempo.
E il Cagliari? Fa la partita, trascinato da un Foggia superlativo (premiato anche dalla prima convocazione con la nazionale maggiore) che dopo 180' ha un ottimo tre su tre dal dischetto, arriva spesso dalle parti di Buffon, non si perde d'animo pur andando due volte in svantaggio. Giampaolo può essere fiero di un gruppo che riceve gli elogi da tutti gli avversari, un po' meno degli errori sotto porta che alla fine costano la partita. Ed ecco che il gol decisivo di Chiellini (anche lui reclutato da Donadoni) a ridosso del 90' e nato da una punizione forse dubbia ha il sapore di una beffa. «È come se mi avessero rubato un sogno», commenterà il tecnico dei sardi alla fine. Ma la sua squadra farà strada, parola di un ex mai dimenticato come Claudio Ranieri.
Da segnalare, prima della partita, una sassaiola su uno dei pullman di tifosi bianconeri. Danni al mezzo, ma nessun ferito.