La Juventus promossa in Europa vince pure lo scudetto delle città

Torino - La Juve non arriva seconda, d’accordo ma a questo punto del torneo non è certo un tradimento. La Juve non arriva seconda, dietro l’Inter e davanti alla Roma non per particolari demeriti o avvilenti amnesie ma molto semplicemente perché gli inseguimenti, come dimostra il ciclismo, si avviano con largo anticipo sullo sprint dinanzi al traguardo. E allora la Juventus football club, con un numero contestato di scudetti (29 dicono i tifosi con le bandiere al vento per le strade di Torino, 27 sostengono gli almanacchi ufficiali riscritti dopo «moggiopoli»), può festeggiare il passaggio aritmetico in Champions league che di questi tempi non è certo il minimo sindacale per il club glorioso.

Semmai la stessa Juve del vituperato Ranieri (quanti critici in fuga, quanti veleni gratuiti sul suo conto, quante censure preventive al suo certosino lavoro) può andar fiera di uno scudetto diverso, da assegnare attraverso l’esito delle sfide metropolitane. Inter, Roma, Milan e Lazio: ecco le quattro armate messe in fila dagli juventini con una serie di performances di gran livello. Meglio tacere dell’esito dei due derbies col Toro: è davvero malconcio per meritare una citazione nello speciale elenco. Solo la Fiorentina, che si batte come una leonessa per contendere al Milan il quarto posto, può esibire con orgoglio quel successo ottenuto proprio qui a Torino in una domenica complicata per Ranieri e i suoi, una delle poche.
La Juve, in Champions, resta terza, dietro la Roma ma può con disincanto guardare non solo alle prodezze balistiche del suo capitano, Alex Del Piero che nell’occasione si limita all’essenziale. E cioè a un golletto facile facile che scolpisce il 3 a 0 sulla Lazio e la fine delle ostilità poco dopo la mezz’ora del primo tempo. I numeri raccontano della favolosa marcia del capitano juventino, giunto a meno 3 dalla sua migliore stagione di bomber (21 reti nel 97-98). È la sua seconda giovinezza, non ci sono dubbi. Da mettere in bacheca anche Camoranesi e le sue intuizioni geniali unite alle due incursioni di Chiellini nell’area di rigore, su calcio d’angolo.

Si tratta di altre due pedine del puzzle di Roberto Donadoni il che vuol dire semplicemente questo: forse Ranieri sta lavorando e sodo anche per la Nazionale. Ecco allora un altro aspetto della prova juventina da approfondire: si tratta di Chiellini. Da centrale difensivo, in coppia con Legrottaglie che non è notoriamente Beckenbauer, non è più un ripiego o un esperimento felice. E poiché l’Italia è poggiata sugli stagionati Cannavaro e Materazzi, forse si può brindare al vivaio nazionale capace di sfornare un altro pilastro di cemento armato.
La Lazio è una squadra svagata per non dire altro. È concentrata - così riferiscono i cronisti al suo seguito - solo e soltanto sulla semifinale di ritorno di coppa Italia (contro l’Inter) e pensa di poter subire mortificazioni come quella di ieri senza provocare scossoni all’ambiente, magari anche alla panchina di Delio Rossi, il suo allenatore. Chi immagina di poter, con un semplice movimento della mano, mettere la spina e riaccendere la luce, si illude. Nel calcio non succede mai. E solo una Lazio, viva nella testa e nelle gambe, può ambire alla finale di coppa Italia. Quella vista ieri contro la Juve no.