La Juventus torna e fa già la voce grossa

Dopo un anno di serie B i bianconeri si ripresentano nella massima divisione con il vecchio spirito. L’ad Blanc: "Sul mercato abbiamo imposto le nostre condizioni. Diritti tv? Se decidono i ministri è la rovina del calcio"

Vinovo - «Abbiamo messo a disposizione di Claudio...». «Ringrazio Jean Claude...». Claudio e Jean Claude. Come due che si filano da anni, Ranieri e Blanc prendono per mano la Juventus nel primo giorno di scuola. È l’anno zero e, inedito da 110 anni in qua, i bianconeri varcano l’ingresso della seria A da neopromossi. Lo fanno mettendo sul piatto la concretezza di un mercato giocato di clava e di fioretto, ma che li vede uscire con la pancia piena e con il portafoglio meno sgonfio del previsto. Quarantotto milioni per portarsi a casa sei giocatori (più Grygera e Salihamidzic arrivati a costo zero) e sono le novità. Poi le «solite» facce da Juve: sono rimasti tutti, l’ultimo a sottoscrivere il premio fedeltà è stato Pavel Nedved che per 3,8 milioni ha smesso di mugugnare. Decisivo è stato l’accordo trovato sul premio produzione: «Raggiungiamo gli obbiettivi e sarai accontentato», è stata la strategia utilizzata da Blanc per ammansire il ceco e il suo procuratore, quel Raiola che alla Juve aveva già tirato un brutto scherzo l’anno scorso con Ibrahimovic, altro suo assistito.

È Blanc il grande dominus della mattinata. «Dirigere la Juve è come avere una nuova carta di identità» disse l’ad bianconero alla fine della scorsa stagione. Ora l’homme de la renaissance, come lo definì l’Équipe, ci ha preso gusto. Sorregge l’italiano con sfumature francesi, impasta le due lingue quando non trova il vocabolo giusto, ma non si perde in fronzoli. «Come per Camoranesi, era solo un problema di soldi. Ora abbiamo accontentato Pavel e siamo contenti noi. Spiegherà il dna della Juventus ai nuovi, proprio come lui lo apprese dai Ferrara e dai Pessotto. Avrà un ruolo da traghettatore».
Sedici nazionali, quattro campioni del mondo («più uno, Trezeguet, che quella finale l’ha persa»), età media di 25 anni e mezzo: in attesa del campo, alla Juve gonfiano il petto per questi numeri. «Non giocheremo in Europa, ma siamo già una squadra di respiro internazionale». Lo dicono gli acquisti e allora vengono in mente l’Inter o l’Arsenal che del melting pot hanno fatto una regola, può essere che anche la Juve vada in questa direzione? «La spina dorsale rimarrà italiana, perché la Juventus è un pezzo dell’Italia» si affretta a specificare Blanc prima di aprire il libro alla pagina mercato: «Frings è l’unico giocatore che ci ha detto di no. Milito e Pepe? È vero, li cercavamo ma non alle condizioni che ci volevano imporre. Pepe è andato al Real per 30 milioni, noi abbiamo speso meno della metà per Andrade e tra lui e Pepe non ci sono venti milioni di differenza. Cannavaro? Era nella lista, ma l’estate scorsa ha fatto una scelta di carriera. Noi guardiamo oltre l’anno prossimo, Cannavaro non ci interessa più».

Intrecci. Alla Juve non vogliono perdere tempo («sarà un’avventura elettrizzante») ma sedersi subito al tavolo che conta. Così Blanc telefona al boss del Barcellona Laporta, lancia un’opa sul Delle Alpi («entro settembre presenteremo il progetto al Comune, siamo pronti a cedere il marchio dello stadio a uno sponsor», come il Bayern con l’Alleanz Arena e l’Arsenal con l’Emirates Stadium) e getta un primo sasso nello stagno dei diritti tv. Sono onde: «Dobbiamo tenere fuori i politici perché non farebbero il bene del calcio. Noi non vogliamo che tutti i soldi vadano alle grandi squadre, serve una ripartizione equilibrata ma che tenga conto del valore di mercato delle società. Altrimenti il calcio italiano sarà sempre meno competitivo. Il Real ha appena firmato un contratto di 150 milioni all’anno per cinque anni, come si fa a reggere il confronto con simili cifre? Questo è il calcio campione del mondo, ma ovunque conoscono il campionato inglese, mica il nostro».

Ovviamente non si poteva non parlare di Del Piero e di Inter. Sul prolungamento del contratto di Alex (che ieri ha saltato il primo allenamento a Pinzolo per un problema muscolare) siamo all’impasse; quanto al resto, Blanc si infila la tuta ignifuga: «Come dirigenti non dobbiamo contribuire a far salire la pressione. Sarà solo una sfida sportiva». È proprio questo il punto.