La Juventus vince «all’otto»: è record

In Puglia, gli uomini di Capello conquistano l’ottavo successo consecutivo

Paolo Marchi

nostro inviato a Lecce

E tre! Tre gol della Juve al Lecce, Ibrahimovic-Mutu-Zalayeta, senza tanto dannarsi e senza tanto rischiare, e terza volta che la Signora infila otto affermazioni consecutive. C’è da complimentarsi ma senza tanto gridare di gioia. Spettacolo tecnicamente e agonisticamente modesto, come in fondo accade sovente in un campionato ridotto a terreno di allenamento per le milanesi e i bianconeri, dove le comparse superano di gran lunga gli attori protagonisti e non solo per qualità innate ma anche per mancanza di carattere e voglia di sacrificarsi.
Il primo a non brindare è Capello, i conti li farà solo quando tornerà a cucirsi lo scudetto. Gestisce impegni uno via l’altro, tenendo i suoi sulla corda come con Ibrahimovic, strigliato alla vigilia per quello stare troppo lontano dalla porta, finendo per essere più un creatore di spazi e di occasioni per i compagni che un finalizzatore per se stesso. Svedese a zero reti quest’anno in serie A, come in fondo Mutu che però ha «giocato» più in panchina che in campo. E ieri entrambi a segno, anche se con modalità in cui si possono cogliere fortune juventine ma pure demeriti leccesi. Senza contare che Zlatan è stato rimpiazzato nell’intervallo per fastidi muscolari agli adduttori che gli faranno saltare tra 48 ore il confronto con la Samp, nella speranza non sia nulla di serio e possa tornare a disposizione per sabato a San Siro col Milan. E ancora Trezeguet, sempre in panca proprio perché, fermatosi Ibra, con i doriani ci dovrà essere e guai rischiare. Resta il dubbio Abbiati. Dodicesimo del Bayern a Monaco, ieri pareva giocare per il Lecce. Uscite alte a vuoto, tuffi in ritardo, uscite basse scriteriate fino ad accusare dolori al ginocchio destro che lo costringeranno alla resa al 35’ st. Lui titolare in un simile primato (ricordiamoci solo per l’indisponibilità di Buffon) è segno che la difesa e i meccanismi di copertura sono formidabili perché ieri al 27’ pt è bastato un traversone dalla destra di Cassetti per metterlo in crisi.
E se la pochezza di certe squadre, che sono in serie A perché a 20 posti, condiziona il giudizio sul valore di questo filotto, che bissa l’ottobello della Juve di Carlo Carcano nel ’30/31 e di quella di Trapattoni vent’anni fa, è giocoforza andare a guardare i dettagli e le singole storie per divinare il cammino futuro. Capello nel gestire il turn over ha visto che anche mischiando in parte le carte (Zambrotta a destra con Chiellini in difficoltà a sinistra, Mutu davanti Zambrotta con Nedved davanti Chiellini ad esempio), i suoi prendono subito possesso di ogni zona del campo, ieri senza che il Lecce abbia mai provato almeno a correre per sviluppare un pressing che in qualche modo impensierisse l’avversario. Disarmante l’1-0: Mutu, al minuto nove, verticalizza per Ibrahimovic che entra in area da destra. Stovini lo guarda, Zlatan lo punta per superarlo senza patemi scaricando in porta un rasoterra verso il palo opposto.
Più complessa la storia di Mutu, alla prima rete in assoluto in A con la Signora (al 36’ st varrà il raddoppio complice una deviazione di Pecorari), secondo botto dopo quello al Rapid in Champions. Il romeno, prima di pensare al gol, ha dovuto badare a disintossicarsi dalla cocaina, non solo a scontare una squalifica. Non si passa dai tiri di morte a un tiro-gol con un paio di saune e tre allenamenti con una nuova squadra. E anche se Abruzzese avrà modo di mancare la rete del 2-1 prima del 3-0 di Zalayeta al 49’, resta la domanda di fondo: ma quanto vale questo campionato, se una Juve al piccolo trotto, con un piccolo Del Piero e con l’infermeria affollata salta un ostacoletto via l’altro?