Kabul, appello di Berlusconi: "Non danneggiamo il Paese"

Roma - Dopo una giornata di pressante assedio al governo, con richieste di dimissioni, commissioni d’inchiesta e addirittura impeachment che si levavano dalle varie forze di opposizione, a chiudere il lunedì dell’Angelo ma di passione per le tragiche e grottesche vicende afghane, è infine intervenuto Silvio Berlusconi placando gli animi e ricordando a tutti che «il prestigio e il buon nome dell’Italia vengono prima di ogni polemica». Come si impone a chi è stato a Palazzo Chigi reggendo le sorti del paese per cinque anni consecutivi, il leader della Cdl esorta alleati e oppositori: «Confrontiamoci anche duramente ma in modo da non recare nocumento all’immagine internazionale dell’Italia». In verità la pressione dell’opposizione era più che motivata, dopo l’uccisione da parte dei talebani anche del secondo compagno afghano di Daniele Mastrogiacomo, le rivelazioni di Hamid Karzai e quelle ancor più fresche e adirate di Gino Strada. Un assedio forte seppur alquanto scomposto, o quanto meno senza strategia unitaria, se c’era chi sollecitava Romano Prodi e Massimo D’Alema a presentarsi «subito» alle Camere per un dibattito parlamentare chiarificatore, chi chiedeva le dimissioni «immediate» del premier, chi l’istituzione di una commissione parlamentare d’inchiesta per far luce su tutti gli aspetti inquietanti di questa vicenda, e chi addirittura, come Roberto Calderoli, a proporre una procedura di impeachment contro Prodi, pur se il nostro ordinamento lo prevede soltanto per il capo dello Stato. Attacchi al governo, anzi a Prodi, che nascevano da un clima surriscaldato ben descritto da Margherita Boniver: «La trattativa sfociata nello scandaloso scambio con pericolosi terroristi e l’esclusione dei nostri servizi indigna non solo noi dell’opposizione ma anche importanti esponenti dell’esecutivo, come i ministri Parisi e D’Alema, il cui silenzio in queste ore è assai eloquente».

A sera, è stata diffusa una nota di Berlusconi che smorza i toni e apre la strada ad un dibattito parlamentare che possa svolgersi nei binari della correttezza e della coesione nazionale. È breve ed essenziale, il messaggio dell’ex premier, ma chiaro e illuminante. Questo è l’incipit: «La tragica vicenda di Adjmal non ci può lasciare indifferenti e impone a tutti i paesi impegnati nelle operazioni di pace di intensificare gli sforzi per la salvaguardia di coloro che operano in situazioni di così elevato rischio. Ma le giuste sollecitazioni al massimo impegno non dovrebbero mai trasmodare nella esasperazione della polemica sterile e senza costrutto tra maggioranza e opposizione».

E questa la conclusione di Berlusconi: «Vorrei ricordare a tutti che le ragioni umanitarie, il prestigio e il buon nome dell’Italia vengono prima di ogni polemica politica e che perciò vicende come questa vanno trattate con senso di responsabilità e massima coesione. Confrontiamoci anche duramente ma in modo da non recare nocumento all’immagine internazionale dell’Italia». Il forzista Osvaldo Napoli commenta che queste sono «le parole di uno statista, che non guarda gli interessi di parte ma quelli del paese». Par che la correzione di linea sia stata immediatamente recepita, se dopo la nota di Berlusconi nella Cdl nessuno ha parlato più di dimissioni, mentre resta in piedi la proposta più «normale», condivisa anche dalla maggioranza che sostiene il governo, di una relazione del premier o del ministro degli Esteri con relativo dibattito parlamentare. Appare evidente che anche in Forza Italia non ci siano stati ordini di scuderia mattutini e che il leader della Cdl abbia atteso e meditato prima di dir la sua. È accertato che nel corso della giornata vi sono stati contatti, più o meno diretti, tra Prodi e Berlusconi, ambedue sollecitati da Washington. Così non sarebbe una «tregua», quella sottoscritta tra i due, ma il «comune convincimento» che in una situazione confusa e difficile come questa, servono nervi saldi e salvaguardare in primo luogo la nostra «immagine internazionale».