Kabul cerca una soluzione sul cristiano afghano

da Kabul

Sorprese per l’ampiezza delle proteste suscitate dall’ipotesi che un cristiano afghano possa essere condannato a morte per apostasia, le autorità di Kabul hanno ribadito ieri la loro volontà di raggiungere sulla questione un compromesso che eviti la pena capitale all’imputato.
«Tentiamo di affrontare questo affare con rapidità e di trovare una buona soluzione», ha dichiarato all’Afp il giudice incaricato di occuparsi del caso, Ansarullah Mawlavizada, sottolineando che «l’Islam è una religione di pietà, di tolleranza e di perdono».
La vicenda di Abdul Rahman, il cittadino afghano che rischia la condanna a morte per aver abbandonato la religione islamica ed essersi convertito al cristianesimo, è stata peraltro al centro di un colloquio telefonico che il cancelliere tedesco Angela Merkel ha avuto ieri con il presidente afghano Hamid Karzai. Nel darne notizia il quotidiano Bild precisa che la Merkel ha espresso a Karzai la sua «preoccupazione» sulla sorte di Rahman.
Nel colloquio, definito «molto costruttivo», Karzai - aggiunge la Bild - ha assicurato che la vicenda di Abdul Rahman troverà «una rapida soluzione nell’ambito della legislazione afghana e nel rispetto degli impegni internazionali assunti dall’Afghanistan». L’inviato speciale dell’Onu in Afghanistan, il tedesco Hans Königs, si è mostrato ottimista: «Penso che il caso si risolverà nell’ambito di un processo giuridico normale», ha dichiarato. Anche il ministro degli Esteri italiano Gianfranco Fini durante il Consiglio europeo di ieri a Bruxelles ha chiesto agli Stati membri di fare pressioni su Kabul.
La Casa Bianca è tornata sull’argomento. Il portavoce Scott McClellan ha ricordato che il segretario di Stato Condoleezza Rice ha informato del malcontento americano il governo afghano, rivolgendosi al ministro degli Esteri Abdullah Abdullah. «Questo affare costituisce una chiara violazione delle libertà care a tutte le democrazie del mondo, e infrange la Costituzione afghana, che garantisce il diritto di ciascuno a scegliere la sua religione», ha ricordato il portavoce. Curiosa coincidenza, poche ore dopo il colloquio con la Rice, Karzai ha deciso di sostituire Abdullah.
Mercoledì il giudice Mawlavizada aveva evocato una possibile via di uscita dichiarando che Abdul Rahman aveva «problemi psicologici», cioè era pazzo, e quindi non poteva essere processato.