Kabul denuncia: «Bin Laden vive indisturbato in Pakistan»

Salvo Mazzolini

da Berlino

«Osama Bin Laden è nascosto in Pakistan, nelle zone montagnose a ridosso del confine con l’Afghanistan dove può contare sull’appoggio delle tribù locali ma anche sull’atteggiamento delle autorità pakistane che finora hanno fatto poco per catturarlo e portarlo davanti alla giustizia».
La notizia non è del tutto nuova. Da tempo i servizi segreti di mezzo mondo segnalano che il numero uno di Al Qaida si nasconderebbe nella regione abitata dalla popolazione pashtun, nell’estremo nord del Pakistan, a poche decine di chilometri dall’Afghanistan. Ma questa volta a dirlo è una fonte ufficiale e autorevole, il ministro degli Esteri afghano, Rangin Dadfar Spanta, che in un’intervista al domenicale tedesco Bild am Sonntag, accusa il governo di Islamabad di non aver mai dato la caccia seriamente a Bin Laden. Secondo il ministro afghano le autorità del Pakistan hanno organizzato numerose spedizioni militari nelle zone dove si trova il nascondiglio dello sceicco del terrore ma sempre senza troppa convinzione.
«L’impressione è che lo scopo di queste spedizioni non sia tanto quello di catturare Bin Laden quanto quello di dimostrare che il Pakistan sta facendo la sua parte nella lotta contro l’estremismo islamico, come chiedono non solo i suoi alleati occidentali ma anche molti paesi musulmani».
Insomma, senza dirlo espressamente, Kabul accusa Islamabad di avere un atteggiamento ambiguo nella caccia a Bin Laden e ai suoi luogotenenti. E le ragioni sarebbero da ricercare nei delicati equilibri all’interno del gruppo dirigente pakistano, diviso tra chi teme l’avanzata del fondamentalismo islamico e quindi vorrebbe combatterlo più duramente e chi invece teme le conseguenze che colpirebbero il Pakistan se fosse la polizia pakistana ad arrestare Bin Laden e a consegnarlo agli americani: mobilitazione di quella parte del mondo musulmano che vede in Bin Laden una guida spirituale, rappresaglie, accuse di sottomissione agli Stati Uniti. Le accuse del ministro degli Esteri afghano, esplicite e dirette per quanto riguarda lo scarso impegno nella caccia a Bin Laden, velate per quanto riguarda le ragioni politiche, sono state accolte con irritazione a Islamabad che le ha definite del tutto in contrasto con gli sforzi fatti finora per catturare la guida spirituale del terrorismo islamico.
Rimane, comunque, il fatto che Kabul vede nelle esitazioni del Pakistan un freno alla lotta al fanatismo islamico e un ostacolo per la stabilizzazione dell’Afghanistan dove, a cinque anni dalla caduta dei telebani, il governo eletto democraticamente non riesce ancora ad avere un pieno controllo del territorio e deve affrontare la resistenza di gruppi legati ad Al Qaida.
Nell’intervista il ministro degli Esteri afghano ha parole di elogio per il contributo che le truppe del contingente internazionale, di cui fa parte anche l’Italia, stanno dando alla difficile normalizzazione del Paese. «Non sono truppe di occupazione ma di liberazione - sottolinea Spanta- per le quali l’86% degli afghani prova sentimenti di simpatia e gratitudine. Ci auguriamo che possano rimanere tra noi fino a quando l’Afghanistan sarà un paese normale e rappacificato».