Kabul, Frattini: "Non invieremo altre truppe"

Per il ministro degli Esteri aumentare i soldati italiani in Afghanistan
non è la soluzione giusta: "Le truppe sul posto fanno
dell’Italia il quarto contingente che controlla una provincia strategica, Herat, provincia che i talebani vogliono far diventare meno sicura". Uccisa una cooperante inglese

Islamabad - "Non penso che un aumento numerico sia oggi la soluzione giusta": lo ha detto a proposito della presenza dei soldati italiani in Afghanistan il ministro degli Esteri, Franco Frattini, appena giunto in Pakistan per una visita non preannunciata, durante la quale incontrerà i vertici istituzionali del Paese. Frattini ha ricordato che l’Italia ha già compiuto recentemente uno "sforzo ulteriore inviando quattro aerei (Tornado) per rafforzare la difesa", e che "le truppe sul posto fanno dell’Italia il quarto contingente in Afghanistan che controlla una provincia strategica (Herat)": provincia che "oggi i Talebani vogliono far diventare, o far apparire, meno sicura".

L'azione italiana Per il titolare della Farnesina, gli attacchi degli ultimi giorni contro i soldati italiani sono "scaramucce, piccoli focolai pericolosi ma che non hanno una forza tale da creare un’azione strutturata come al sud". Si tratta, ha aggiunto, "di azioni a macchia di leopardo". Frattini ha sottolineato a tale proposito che proprio in questi frangenti "la strategia dell’Italia è giusta perchè non risponde (alle aggressioni) con i raid, ma continua la cooperazione con i civili". Su questo punto, ha rivendicato, "l’Italia ha dato un esempio affiancando la cooperazione alle azioni di 'peacekeeping', conquistando la simpatia e l’ammirazione del popolo": un "modello italiano che gli altri dovrebbero seguire". Il capo della diplomazia italiana per spiegare la delicatezza del momento ha riferito del colloquio avuto ieri ad Abu Dhabi con l’omologo afghano, Rangin Dadfar Spanta, che gli ha spiegato: "Quest’anno ci sono elezioni, ed è interesse dei Talebani agire in quelle zone ritenute sicure per dare l’impressione che siano fuori controllo".

Uccisa cooperante Uccisa perché "predicava il cristianesimo in Afghanistan". Con questa motivazione i talebani hanno rivendicato stamane l’uccisione di un’operatrice umanitaria sudafricana (ma di passaporto britannioc) che lavorava per la ong britannica "Serve Afghanistan". Un portavoce dei talebani, Zabiullah Mujahid, ha spiegato all’Ap le ragioni dell’assassinio: "Questa donna è venuta in Afghanistan per insegnare il cristianesimo al nostro popolo" ha detto. "I nostri leader hanno preso la decisione di ucciderla. E questa mattina il nostro popolo l’ha uccisa a Kabul" ha aggiunto. L’operatrice umanitaria lavorava per l’ong britannica "Serve Afghanistan", specializzata negli aiuti ai malati. "Alle 7 di stamattina (le 4.30 in Italia), due uomini armati a bordo di un moto hanno ucciso una donna occidentale che lavorava per una organizzazione non governativa, nel terzo distretto di Kabul (ovest)" ha detto all’Afp Zalmay Bashary, portavoce del ministero dell’Interno. "Gli assassini sono fuggiti e noi abbiamo lanciato un’operazione per ritrovarli. La nazionalità della vittima non è chiara, e non abbiamo alcuna idea del motivo dell’uccisione" ha aggiunto il portavoce. Da gennaio a settembre, almeno 146 attacchi sono stati compiuti contro operatori dell’ong in Afghanistan, contro i 135 dell’intero 2007, secondo un rapporto dell’Anso. Ventotto esponenti delle ong hanno perso la vita nel 2008, mentre altri 72 sono stati rapiti.