Kabul: «I talebani moderati non esistono»

«Seguaci del mullah Omar aperti al dialogo? Un’invenzione dell’Occidente». l ministro degli Esteri afghano rigetta la proposta di un tavolo di
pace con gli integralisti, che tanto piace alla sinistra italiana e
tedesca. Il ministro degli Esteri afghano rigetta la proposta di un tavolo di
pace con gli integralisti, che tanto piace alla sinistra italiana e
tedesca

Il governo afghano boccia, senza mezzi termini, la proposta di invitare i «talebani moderati» a un’improbabile conferenza internazionale sull’Afghanistan. Lo stop arriva dal ministro degli Esteri di Kabul, Rangin Dadfar Spanta, che spiega: «In quanto entità politica e militare, non vedo talebani moderati e non moderati», una tale distinzione «è un'invenzione di quelli che non conoscono l’Afghanistan». Spanta replica ai microfoni della televisione e radio tedesche, dopo che il leader dell’Spd (socialdemocratici), Kurt Beck, partito che fa parte della Grande coalizione di governo a Berlino, aveva lanciato la proposta di invitare i «talebani moderati» a una conferenza internazionale da tenersi in Germania. La stessa idea avanzata qualche settimana fa dal segretario dei Democratici di sinistra, Piero Fassino. Beck nei giorni scorsi era in visita alle truppe tedesche in Afghanistan e ha ipotizzato la conferenza con i talebani sullo stile di quella di Bonn del 2002, dopo il crollo del regime di mullah Omar.
«Da lungo tempo - ha spiegato ieri il ministro afghano Spanta - stiamo cercando in Afghanistan dei talebani moderati e non li troviamo. Se i politici occidentali li conoscono, potrebbero darci gli indirizzi e i contatti, così che possiamo confrontarci con loro». La stilettata riguarda anche gli italiani, che soprattutto nell’estrema sinistra vagheggiano di talebani «bravi ragazzi» con i quali si potrebbe discutere. «Una classificazione di questo tipo è un’invenzione di quelli che non hanno la minima idea dell’Afghanistan», ha spiegato il ministro degli Esteri afgano. Spanta non a caso ha risposto a muso duro a Beck, perché è vissuto molti anni in esilio in Germania. Il capo della diplomazia di Kabul era fuggito dall’Afghanistan durante l’invasione sovietica degli anni Ottanta per poi rientrare solo dopo la fine del regime talebano. In Germania ha insegnato all’università scientifica Rwth Aachen e militato nel partito dei Verdi. Per questo conosce bene i suoi polli e ha sfidato il leader dell’Spd su un terreno minato. «È come se io da Kabul dicessi che si dovrebbe stringere una coalizione con l’Npd o con i “moderati” dell’Npd in Renania-Palatinato», il Land tedesco di cui Beck è governatore dal 1994. L’Npd è uno dei tre partiti di estrema destra in Germania accusato di simpatie filo naziste.
La pietra tombale sull’idea di Beck e Fassino è arrivata con una dichiarazione di Spanta alla televisione tedesca, che l’ha raggiunto a Nuova Delhi in occasione di un summit: «Al momento non vedo nessun senso per organizzare e realizzare una conferenza simile». Spanta è un pashtun originario di Herat e fedelissimo del capo di stato afghano, Hamid Karzai, che ancora prima di nominarlo ministro nel 2006 lo aveva chiamato all’ufficio presidenziale come consigliere per gli affari internazionali. L’idea che non esistano talebani moderati è un cavallo di battaglia della fazione tajika erede del famoso comandante Ahmad Shah Massoud, ucciso da Al Qaida due giorni prima dell’11 settembre. Yunes Qanooni, oggi presidente del parlamento e Amrullah Saleh, potente capo dell’Nds, la polizia segreta afghana, vedono come fumo negli occhi l’idea di una conferenza internazionale di pace assieme ai talebani. In realtà era stato proprio Karzai nell’ottobre del 2006 a invitare pubblicamente il mullah Omar, il leader guercio dei talebani ad abbandonare le armi e aprire un negoziato. Gli aveva risposto Mohammed Hanif l’allora portavoce talebano, poi arrestato. «Abbiamo già spiegato la nostra posizione su un eventuale negoziato - aveva replicato Hanif al presidente Karzai -: nessuna trattativa è possibile con la presenza degli invasori (le truppe della Nato)».
La sparata di Beck è arrivata in concomitanza con l’invio in Afghanistan di sei caccia Tornado tedeschi, dotati di apparecchiature speciali, che serviranno non a bombardare, ma a individuare e fotografare i covi dei talebani. Inoltre Berlino deve gestire anche il caso dei due ostaggi tedeschi nelle mani dei terroristi in Irak, che chiedono il ritiro delle truppe dall’Afghanistan. Non a caso la proposta di Beck ha scatenato una valanga di critiche da parte della Cdu della cancelliera Angela Merkel e qualche appoggio dai Verdi.