Kabul, il militare ferito in vita grazie al respiratore

Peggiorano le condizioni dello 007 italiano gravemente ferito nel corso del blitz di ieri a Farah. Prodi: "Siamo preoccupati. Sapevo dei rischi, ma le alternative erano peggiori". L'altro soldato ferito, operato, sta bene

Kabul - "Il militare viene tenuto in vita grazie al respiratore artificiale. Le sue condizioni si sono ulteriormente aggravate". Un comunicato stringato e ufficiale fa salire la preoccupazione per la salute del nostro agente del Sismi che due giorni fa è stato rapito insieme ad un collega nella provincia di Herat, in Afghanistan. Durante la liberazione, avvenuta in un blitz italo-britannico alle prime luci dell'alba di ieri nei pressi di Farah, i due 007 italiani sono stati feriti. Uno di loro, colpito alla clavicola è stato operato ieri ed è in buone condizioni, per l'altro sono ore di tensione: la sua vita dipende da un respiratore artificiale. Il presidente del Consiglio, Romano Prodi, ha dichiarato di essere preoccupato per il militare, e ha aggiunto: "Sapevo dei rischi, ma le alternative erano peggiori. Serviva decidere in fretta".

Forze italo-britanniche L'operazione delle forze speciali italo-britanniche è scattata all'alba. I militari inglesi dello Special air service (Sas) e dello Special boat service (Sbs) si sono messi sulle tracce dei nostri 007, agenti del Sismi, che erano stati rapiti nella provincia di Herat. Insieme ai soldati britannici c'erano naturalmente anche gli incursori del Col Moschin e Comsubin della Marina.

Parisi: "Rischio di trasferimento a sud" A dare l'ok per il blitz è stato il ministro della Difesa, Arturo Parisi, dopo un consulto con il presidente del Consiglio Romano Prodi. "Bisognava intervenire subito - ha dichiarato Parisi -. C'era il rischio che li trasferissero a sud".

Il ferimento Ancora da capire in quali circostanze i due agenti italiani in Afghanistan siano stati feriti: se durante la sparatoria che ha culminato con la liberazione dei due 007, oppure se a colpirli siano stati i nove rapitori - morti tutti nello scontro a fuoco con i liberatori -, magari spinti dalla fretta del sentirsi braccati per l'imminente blitz.