Kabul, nuovo agguato contro gli italiani

Una pattuglia delle nostre forze speciali attaccata dai talebani a sud di Herat: un incursore di Marina ferito lievemente a un braccio. E' la terza imboscata in dieci giorni subita dalle truppe del generale Satta. Parla il mullah Dadullah e chiede: "Liberate altri due detenuti o sarà ucciso l’interprete di Mastrogiacomo"

Kabul - Terzo attacco in dieci giorni alle truppe italiane impegnate nell’Afghanistan occidentale, mentre il mullah Dadullah, mandante del sequestro Mastrogiacomo, ha minacciato di uccidere l’interprete del giornalista italiano, Ajmal Naskhbandi, se non saranno liberati altri due prigionieri talebani. Per fortuna, anche questa volta si registra solo un ferito lieve tra i soldati italiani impegnati nello scontro a fuoco, ma la zona dove è avvenuto, nella provincia di Herat, si trova più a Nord rispetto alle precedenti. Ma è un campanello d’allarme sul fatto che la minaccia talebana rischia di espandersi anche nel settore ovest, comandato dal generale dei paracadutisti Antonio Satta.
Una decina di militari italiani, a bordo di due mezzi in missione di perlustrazione, sono rimasti coinvolti verso le 13 di ieri ora afghana, le 10.30 in Italia, in un attacco a colpi di arma da fuoco leggere. I soldati della Task force 45, che opera nelle zone più ostiche del nostro settore di competenza, hanno risposto al fuoco per poi sganciarsi. Un incursore del Comsubin, i famosi corpi speciali della marina, è rimasto ferito a un braccio, ma non sembra sia stata necessaria l’evacuazione medica in elicottero. L’attacco è avvenuto nella zona di Shindand, 70 chilometri a Sud di Herat, dove si trovano il quartier generale di Satta e i 900 uomini del nostro contingente nell’Afghanistan occidentale. Shindand era una ex base aerea sovietica, ora occupata dagli americani che spiano il vicino Iran. L’area è sempre stata un sorta di confine tra la zona sotto controllo tagiko e sciita e il Sud sunnita e pashtun, l’etnia serbatoio dei talebani.
L’ultimo rapporto settimanale dell’Anso, che fornisce informazioni sulla sicurezza alle organizzazioni umanitarie non governative, segnalava proprio ieri che l’area di Shindand «continua ad essere influenzata dall’attività di gruppi armati ostili». Lo dimostrano il ritrovamento di una trappola esplosiva nella zona di Sur Gangle e il fatto che fin dallo scorso gennaio cinque degli otto attacchi talebani nella provincia di Herat sono stati compiuti a Shindand e dintorni. «Recenti rapporti segnalano il rafforzamento dei talebani in quest’area», rivela l’Anso. Per questo motivo gli incursori della marina pattugliavano la zona. L’attacco dimostra come la minaccia rischi di spostarsi verso Herat. I due precedenti attacchi degli ultimi dieci giorni erano avvenuti più a Sud, nella provincia di Farah, quasi al limite del settore di competenza italiano.
Ieri è tornato a farsi sentire, con un’intervista a Sky Tg24, il mullah Dadullah, il feroce comandante talebano del Sud. «Se Kabul non tratta uccideremo Ajmal», l’interprete afghano di Mastrogiacomo ancora nella mani dei tagliagole. La nuova minaccia di Dadullah punta ad ottenere un nuovo scambio di prigionieri: «Se Karzai è davvero il presidente eletto dell’Afghanistan e il Paese è sotto il suo controllo e non sotto quello dell’America o dell’Occidente, allora lui dovrebbe avere a cuore il suo Paese e la sua gente». Dadullah aggiunge: «Così come è avvenuto per la liberazione di Daniele (Mastrogiacomo), ottenuta con il rilascio di alcuni nostri combattenti, chiediamo al governo Karzai di liberare due nostri uomini in prigione, in cambio della libertà di Ajmal». Inoltre il capo bastone talebano ammette che gli stranieri di Al Qaida, uzbeki, arabi e tagiki, combattono al suo fianco nella provincia di Helmand, dove è stato tenuto in ostaggio per due settimane l’inviato di Repubblica.