Kadima vola nei sondaggi e vuole candidare Sharon

nostro inviato a Gerusalemme

Ariel Sharon come don Rodrigo Diaz de Vivar, detto il Cid Campeador. Come il Cid, terrore dei Murabitun e dei Muwahhid che infestavano la Spagna nel primo secolo dopo il Mille, anche Ariel Sharon potrebbe essere schierato in battaglia dal suo partito, Kadima, alle elezioni di primavera. Non sarà ancora in gran forma? Non importa. Basta che nelle prossime settimane sia in grado di connettere e di firmare per la sua candidatura. Il Cid, d'altronde, era addirittura morto quando i suoi aiutanti di campo lo issarono in sella schierandolo per l'ultima volta in una battaglia decisiva contro i mori di Spagna.
Gli ultimi sondaggi dicono che Kadima, il partito di centro fondato da Sharon sul finire dello scorso anno, ha guadagnato un altro dieci per cento, veleggiando ora intorno ai 44-45 seggi sui 120 della Knesset. Con il vecchio Arik anche solo formalmente in arcione, è facile prevedere che il partito potrebbe volare ancora più in alto. Anche dal suo letto d'ospedale, Sharon continua dunque a far paura agli avversari e ad attirare consenso.
I più indispettiti sono i suoi vecchi compagni di strada del Likud, che di fronte alla prospettiva di vedere il vecchio comandante schierato sulla prima fila di combattimento gridano allo scandalo, accusando gli esponenti di Kadima di sfruttare, a fini biecamente elettorali, la simpatia cresciuta intorno al premier dopo il malanno che ha rischiato di ammazzarlo. Stando allo stesso sondaggio (che va letto ad ogni modo anche come un deciso appoggio degli israeliani a Olmert, che allo stato attuale farebbe da capolista, seguito da Shimon Peres e da Tzipi Livni, che assumerebbe la carica di ministro degli Esteri) i laburisti di Amir Peretz si attesterebbero intorno ai 16 seggi, mentre il Likud di Netanyahu dovrebbe accontentarsi di 13.
Si capiscono meglio, così stando le cose, le calde raccomandazioni che ogni giorni piovono dal governo sull'équipe medica che ha in cura l'anziano primo ministro che ieri, dicono, abbia avuto una reazione quando il figlio minore Gilaad gli ha chiesto «Come stai, papà?». Le sue condizioni sono ancora definite «gravi, ma stabili». Ma i bollettini medici si vanno diradando, segno che lo stato di allarme dei primi giorni è davvero rientrato (i «5 passi indietro dal precipizio» di cui parlava l'altro l'anestesista dottor Weiss). Da ieri sera, lo stesso Weiss si sta dedicando ad altri malati meno illustri, dopo che, di concerto con gli altri medici dell'équipe, si è deciso di sospendere la somministrazione di altri anestetici a Sharon.
Non si placa, nel frattempo, la polemica che oppone il quotidiano Haaretz ai vertici dell'ospedale. Anche nella sua edizione di ieri, il giornale cita un anonimo medico secondo il quale l'ospedale Hadassah è diventato «una fabbrica di illusioni». E rincara le accuse allo staff che ha in cura il premier di aver sottovalutato la debolezza dei vasi sanguigni di Sharon sottoponendolo (dopo l'ictus del 18 dicembre) a una massiccia dose di anticoagulanti che avrebbero successivamente scatenato l'emorragia cerebrale. Scrivono ancora i giornali israeliani che martedì Sharon è stato sottoposto al «test di Glasgow» (che valuta il grado di autonomia di un paziente in seguito a trauma cranico e alla riemersione dal coma). Ma la prova avrebbe dato risultati piuttosto modesti: 6 punti guadagnati sui 15 del test. Questo significa che Sharon non ha ancora ripreso conoscenza e non ha riaperto gli occhi. Non è molto, ma dipende come sempre dai punti di vista. È un bicchiere mezzo pieno o mezzo vuoto?