Kafka, Beckett e un’inquietante metafora del potere

«La busta» di Spiro Scimone miscela con intelligenza atmosfere surreali e dialoghi incisivi

Se volete conoscere da vicino quanto di meglio la drammaturgia italiana contemporanea sappia produrre ed esportare all’estero (in particolare in Francia), andate al teatro India a vedere La busta di Spiro Scimone. Passerete una serata divertente ma uscirete dalla sala con un senso di inevitabile angoscia. Segno che il lavoro, ultima realizzazione del bravo drammaturgo siciliano già autore di successi quali Nunzio, Bar, La festa, Il cortile, ha colto nel segno e - soprattutto - ha saputo miscelare alla perfezione commedia e tragedia, consegnando al pubblico un’inquietante metafora del potere; metafora che vive tutta, però, di ambiguità surreali, di effetti a sorpresa, di atmosfere spaesanti, di toni ironici votati al peggiore dei raccapricci. Perché in questo luogo-non-luogo fanciullesco e strambo (lo connotano solo una poltrona da dentista con specchietto retrovisore, una sediolina da bimbo, una scala di metallo e una piccola porta intagliata nel muro) nulla in realtà succede a caso e tutto, anche i moti più ingenui, i momenti più lievi concorrono a costruire un macabro rituale di prevaricazione e sopruso. Chi ne fa le spese è Un signore, malcapitato di turno che entra con una grande busta gialla in mano e chiede di avere un colloquio con il Presidente (lo interpreta l’ottimo Francesco Sframeli, qui anche misurato e sobrio regista). A riceverlo c’è Il segretario (lo stesso Scimone), personaggio mellifluo e ridicolo che ostenta un «burocratese» di concitata ripetitività e una violenza fisico-verbale fine a se stessa. L’atmosfera kafkiana (cui si aggiungono inevitabili richiami a Pinter e Beckett) è resa ancora più misteriosa dalla presenza di un cuoco (Nicola Rignanese) incaricato di nutrire gli abitanti di quel «posto» e da quella di X, un uomo/cane che sarà alla fine la vera, cruenta, rivelazione della pièce (Salvatore Arena). Sull’insieme domina poi, oltre alla bravura degli interpreti, la sapienza di un linguaggio secco e affilato che procede a furia di frasi brevi, di ripetizioni ossessive, di domande incalzanti, di pause che sembrano, piuttosto, sacchi pieni zeppi di parole.
Repliche solo fino a domani. Info: 06-684000311.