Kakà: "Abbiamo otto punti in più. Ma io ho già preso troppe botte"

Il fuoriclasse del Milan: "Senza penalità partiamo con un grande vantaggio. Spero che gli arbitri stronchino certe cattive abitudini"

Milanello - Caro Riccardo Kakà, la bufera Real è passata, lei è rimasto nel Milan: come ha fatto a non lasciarsi condizionare?
«Semplice: ho vissuto serenamente la vicenda. Non me la sono mai presa, né per il tam tam dei giornali spagnoli e neanche per le polemiche sul fronte interno. Ho fatto una dichiarazione e a quella resto legato: il mio futuro dipende dal presidente Silvio Berlusconi. Stiamo discutendo del rinnovo: né io né il Milan abbiamo fretta».

Nel frattempo sono arrivati altri due brasiliani: di chi si tratta?
«Cominciamo da Pato: non lo conosco. È un ragazzino, dotato di un talento incredibile, spero che i quattro mesi di apprendistato a disposizione, lo aiutino a capire il calcio italiano. Emerson lo conosciamo tutti e bene: è una persona, oltre che un calciatore di qualità».

Molte amichevoli e tante randellate sulle caviglie: è preoccupato?
«Io devo abituarmi alle marcature dure: vuol dire che sono cresciuto. Ma ho colto qualche esagerazione in giro: capisco gli interventi decisi, non tollero le entrate cattive. Spero che gli arbitri stronchino questa cattiva abitudine».

Si parte col solito pronostico: Inter la più forte del reame?
«L’Inter è forte ma non la più forte. Ha vinto l’anno scorso, si è rinforzata sul mercato ma ripetersi risulterà complicato. Anche il Milan è favorito, insieme con l’Inter, siamo alla pari. E partiamo con un bel vantaggio rispetto a un anno fa: pronti via, abbiamo otto punti in più. Non dimentico la Roma: con Cicinho ha realizzato un mercato super. Liberarsi della Juventus non sarà così semplice».

Cosa conta vincere per il Milan?
«In cima c’è il mondiale per club, poi la supercoppa d’Europa, la Champions e lo scudetto».

Come mai voi brasiliani avete la coppa Intercontinentale in testa?
«Semplice: noi cresciamo con la voglia di vincere la Libertadores per andare in Giappone a giocarci la coppa che conta di più. In Europa è diverso, molto diverso. Io poi ho un conto in sospeso».

A cosa si riferisce?
«Contro il Boca Junior, sull’1 a 1 pizzicai il palo e forse perdemmo lì l’occasione per vincere quel trofeo».

Torniamo al campionato: elegga la sorpresa...
«Una è la Sampdoria: voglio vedere cosa combina Cassano, uno di grande qualità. Poi c’è la Fiorentina: ha puntato tutto sui giovani».

Il miglior straniero arrivato?
«Scusate l’ardire, ma tengo per Pato. Se regge il peso dell’attesa farà il botto».

Il migliore italiano in circolazione?

«Daniele De Rossi».

Possibile che Adriano non trovi pace?
«Avrebbe bisogno di trovare un gruppo nel quale sentirsi come a casa, amato e coccolato».

Riuscirà il Barcellona a far giocare i 4 fenomeni?
«Io, nel Brasile, non ce l’ho fatta. Abbiamo provato, durante il mondiale di Germania, a giocare con Ronaldinho, Ronaldo, Adriano e me: non è andata bene. In queste circostanze tutto dipende dalla difesa, di solito a loro viene il mal di testa. Poi dipenderà dalla voglia di sacrificio dei quattro».

Veniamo al ruolo di Kakà: è sempre convinto di non voler giocare attaccante?
«All’inizio dell’anno scorso provai a dire come la pensavo sull’argomento e accadde un casino. Ho pensato: forse è il caso che mi applichi e che migliori io, prima di pretendere qualcosa. E così è stato. Non voglio riaprire una polemica e perciò mi spiego meglio. Io funziono e mi diverto se gioco non spalle alla porta ma con la porta spalancata davanti e gli avversari da guardare in faccia. E infatti l’anno scorso, alla fine il modulo divenne un 4-4-1-1: così ha dato risultati brillantissimi».

Come va con la Seleçao e con Dunga?
«Prima dell’ultima amichevole contro l’Inghilterra ho parlato a lungo col Ct e mi sono chiarito. Primo punto: io non ho smesso di voler bene alla nazionale, ho solo chiesto un periodo di riposo dopo anni di ferie saltate. Capisco Dunga, da Ct è come da calciatore: una persona decisa, determinata, rude, che pretende disciplina. Ma capisce i calciatori e le loro esigenze: perciò l’intesa è facile».

Si favoleggia di un Ronaldo rinato: è così?
«Lo trovo rifiorito, motivato al massimo e allegro. L’anno scorso, con una preparazione improvvisata, ci diede una mano per arrivare al quarto posto. Se quest’anno mantiene le promesse, può spingerci in alto».

Totti si diverte a fare gol, possibile che non sia lo stesso per Kakà?
«È successo in Champions league ma non ho cambiato pelle. Io mi diverto a servire i miei compagni».

Capello sostiene che lei non partirà perché diventerà l’uomo simbolo di Berlusconi...
«Se penso a quando arrivai, cinque anni fa, mi sembra un secolo. Ho cambiato tutto, allenamenti, paese, calcio, alimentazione, tattica. E nel Milan ho conosciuto gente come Maldini e Costacurta che mi ha trasmesso la mentalità Milan».

Come si trova ad allenarsi con Digao?
«Lo considero un sogno avverato. Lo guardo tutti i giorni fare progressi: deve aspettare il suo momento e coglierlo al volo».

È vero che è alla ricerca di un figlio?

«Con mia moglie stiamo cercando di scegliere il momento giusto».