Kakà boccia il Real e promuove Pato. "Penso solo al Milan"

Parla il brasiliano: "Non ho alcun progetto
con la squadra madrilena,
mai sono stato contattato
da un loro dirigente. Non c’entro
con la coppa
America, per
il Pallone d’oro
sono favorito&quot;<br />

Sembra un colpo di cannone, è invece solo il cuore dei rossoneri in giro per il mondo che batte. E batte forte forte per le parole dettate ieri da Izecson dos Santos Leite Ricardo all’anagrafe brasiliana, 25 anni, calciatore con le stimmate del fuoriclasse numero uno mondiale, altrimenti noto con il diminuitivo di Kakà, diventato una specie di marchio di fabbrica del calcio spettacolo e del Milan campione d’Europa. «La mia priorità è il Milan» comincia così la lettera d’amore scritta dal ragazzo d’oro giunto casto al matrimonio e deciso a conservare un rapporto illibato col suo club e con i suoi tifosi per qualche tempo preoccupati dall’incalzare delle dichiarazioni madridiste e dal suo mancato chiarimento. La frase è la sintesi del Kakà-pensiero dettato nel corso di una strategica intervista, non a caso rilasciata a un quotidiano brasiliano, Diario de Hoje al fine dichiarato di evitare scenate di gelosia sul fronte italiano (almeno dieci le prenotazioni via sms e e-mail giunte all’interessato e rispedite al mittente per interviste esclusive). La sintesi dell’intervista subito rilanciata dal sito rossonero di fatto interrompe un assordante silenzio di Kakà seguito all’estate turbolenta, scandita da incontri semiclandestini (a Varese, da una parte la coppia Real Baldini- Mijatovic, dall’altra il papà di Kakà, l’ingegner Bosco e il suo autista) e da una imbarazzante campagna di stampa orchestrata da un giornale spagnolo molto vicino a Calderon, presidente del Real, strepitoso cacciatore di farfalle. «Nessuna meraviglia, Kakà è un campione di lealtà prima che un fuoriclasse sul prato verde» la chiosa di un Galliani euforico informato al volo della novità mediatica proveniente dal Brasile. «La mia priorità è il Milan e non ho alcun progetto con il Real Madrid né tantomeno sono stato contattato da alcun dirigente» la garanzia solenne aggiunta da Kakà determinato a salvaguardare anche l’onorabilità del papà agente (messo sotto accusa in alcuni dibattiti televisiv) e capace questa volta di scrivere la parola fine sull’asse Milano- Madrid. «Il mio unico progetto è terminare serenamente le vacanze e presentarmi al Milan per preparare la nuova stagione» l’altro passaggio-chiave dell’intervista che ha il sapore inconfondibile diun messaggio indirizzato più ai tifosi e ai media che a Milanello, tenuto conto dei ripetuti contatti via sms e telefonate avuti con Ancelotti, Maldini e Gattuso nel corso della seconda settimana di luglio. Svicola Kakà dagli altri argomenti iscritti all’ordine del giorno in Brasile, il Pallone d’oro («penso di essere candidato insieme con Cristiano Ronaldo e Messi») e la disputa della finale di coppa America («ho già troppe responsabilità, non datemene altre») mentre invece si sofferma, inmodoquasi simbolico, nel descrivere le qualità di Pato che resta l’obiettivo numero uno e probabilmente unico dell’attuale mercato milanista. «Pato al momento è il miglior giocatore espressione del calcio brasiliano a livello di giovani» il suo giudizio è una specie di benedizione pastorale per l’arrivo del piccolo gioiello dell’Internacional di Porto Alegre, ultima missione di Leonardo assistente di Galliani sul fronte del mercato internazionale. Alle frasi rilanciate dal sito «globesporte» si possono aggiungere le altre, firmate da Kakà, durante le vacanze e riservate ai suoi interlocutori privati. La prima sul contratto: «Io non chiedo al Milan un trattamento super». La seconda dedicata all’esperienza di Sheva: «Non vorrei ripetere il suo errore». Tradotto in soldoni vuol dire avvio deciso al negoziato per il rinnovo del contratto che riguarda anche il fratello Digao (anche a lui viene riservato un robusto aumento di stipendio) e che sposterà al 2012 la scadenza dell’intesa col club milanista. Senza l’aggiunta di alcuna clausola rescissoria. Con buona pace di Calderon e di tutti gli spagnoli che credono ancora alle favole.