Kakà: "Cari arbitri (e caro Ronaldo) dovete allenarvi un po’ di più"

Il fuoriclasse rossonero scherza sul Fenomeno e dà un consiglio ai fischietti: "Facciano come i calciatori e si preparino meglio"

nostro inviato a Milanello

Caro Kakà ha fatto il pieno di premi: è per caso stufo?

«No. E la motivazione è semplicissima: ogni premio rappresenta qualcosa di molto speciale per me. Io sono legato al Pallone d’oro e al Fifa world player perché rappresentano il massimo riconoscimento per un calciatore. Ma non nascondo l’emozione tradita nel ricevere il premio deciso dal voto dei calciatori italiani, il paese dove vivo e dove gioco».
Ha provato a immaginare come sarà il 2008 suo e del Milan?
«La sfida più suggestiva è quella di ripetere la magia del 2007. Mi rendo conto però che si tratta di sognare a occhi aperti. E allora, molto realisticamente osservo che sarà più complicato ripetere il quarto posto che rivincere la Champions. Qualcosa dobbiamo portare a casa, insomma».
Lei punta a Mosca nonostante l’Arsenal e l’infortunio a Gattuso?
«Abbiamo le stesse possibilità di un anno fa. Con in più la maturità del gruppo, la forza e la giovinezza della squadra, oltre che l’autostima».
A proposito di gioventù, come cresce Pato?
«Sono sincero, un po’ mi preoccupo per lui. Perché è seguito da grandi aspettative, può finire schiacciato dalle tante pressioni. Quando io arrivai al Milan, la mia condizione era molto diversa: avevo 21 anni, non ero così popolare, non ero costato così tanto. Non solo, ma adesso in Brasile scrivono che è nato il nuovo Ronaldo. Piano, amici brasiliani, piano. Pato, palla al piede, è imprendibile in velocità ma deve affinare tecnica e qualità. Farà la sua storia, vedrete. Senza sottoporsi a paragoni impegnativi».
Anche suo fratello Digao ha fatto progressi inattesi...
«È stato lui, un giorno, a presentarsi ad Ancelotti, e a chiedergli di poter fare un lavoro suppletivo, dopo gli allenamenti, con Tassotti e Costacurta per migliorare. Tutti i giorni si applica mezz’ora prima e mezz’ora dopo l’allenamento collettivo. E i primi risultati si son visti a Catania».
Solo Ronaldo, a quel che si sa, continua a fare il lazzarone in allenamento...
(risata) «Io ne ho visti tanti di campioni in circolazione ma come lui non c’è nessuno al mondo. Lo deve capire anche Ronaldo e deve sapere che se supera i suoi problemi fisici, ci farà fare il salto di qualità di cui abbiamo bisogno».
Dida come reagisce all’esclusione?
«Sta migliorando. Lui ha avuto acciacchi alle spalle e al ginocchio: appena li supererà tornerà quello di un tempo».
Le è mai successo di subire una marcatura a uomo, come a Reggio Calabria?
«È la seconda volta che mi capita, dopo Poulsen, contro lo Shalke 04, e mi devo abituare. A Reggio Calabria ho dovuto fare una partita più tattica che tecnica e portare il mio angelo custode in una zona del campo utile alla mia squadra: così io ho fatto poco dal punto di vista offensivo ma ho liberato al tiro Pato, Pirlo e Gattuso. L’episodio comunque non cambia la mia idea: preferisco sempre giocare trequartista».
Caro Kakà, ha seguito la polemica Inter-arbitri?
«Io non giudico mai gli arbitri e non lo faccio ora. Penso che loro dovrebbero applicare lo stesso criterio che usiamo noi calciatori: per migliorare il rendimento devono allenarsi meglio, di più magari. L’Inter è la squadra più forte del torneo, sta facendo molto bene».
Eppure Ibrahimovic viene ignorato da classifiche e premi. Come lo spiega?
«Ibra è un grandissimo, ha vinto uno scudetto. Per ambire a qualche premio deve vincere qualcosa di speciale con la sua squadra, come è successo a Ronaldo nel mondiale 2002 o a Maradona e Pelè».
Capello ct dell’Inghilterra che scandalizza i giornali inglesi non è un segnale retrò?
«Mi chiedo: perché non è successo niente ai tempi di Eriksson che pure era svedese e non inglese? Capisco la prima volta, ma poi bisognerebbe fare l’abitudine al cambiamento delle tradizioni. Anche perché, nel caso di Capello, non mi pare si possano mettere in discussione le sue qualità e la sua bravura».
Diego Armando Maradona ha fatto passare un po’ di anni prima di chiedere scusa per quel famoso gol di mano: ritardo giustificato o no?
«Noi uomini del calcio dovremmo avere a cuore il fair-play. All’epoca dei fatti, mi rendo conto, era molto difficile trovare il coraggio per uscire allo scoperto e chiedere scusa. L’ha fatto adesso: io sono soddisfatto. Viene riparata, sia pure in ritardo, una ferita».
A un anno dalla tragedia Raciti di Catania, il calcio italiano prova a uscire dal tunnel della violenza: ha colto qualche miglioramento in giro per il nostro campionato?
«Da qualche tempo, c’è una fetta di San Siro destinata ai bambini, dietro la porta. La stessa iniziativa mi pare sia stata decisa dal Genoa. Ecco la strada da battere: bisogna educare da subito i prossimi clienti del calcio e mostrare loro che lo stadio non è il luogo dove sfogare i più bassi istinti, ma un luogo da rispettare e da dedicare esclusivamente al divertimento».
A proposito di Milano, come giudica, da milanese adottivo, il provvedimento dell’Ecopass del sindaco Moratti?
«Io abito in centro e devo notare un certo miglioramento: c’è meno traffico, si trovano posti nei parcheggi. Naturalmente penso che il problema più complesso dello smog e dell’inquinamento potrà essere risolto con il cambio delle attuali generazioni di autovetture. Ma l’Ecopass è un aiuto importante».
Le cronache politiche parlano dell’Italia in declino: lei, caro Kakà, come lo giudica? Stiamo meglio rispetto al Brasile?
«Il paragone tra i due Paesi, le due economie, è improponibile. Il Brasile è ancora piegato, ha bisogno di uno scatto per rialzarsi e mettersi in cammino colmando tutto il distacco dal resto dell’Occidente. L’Italia è ancora tra i primi, con i suoi affanni e i suoi problemi».
Come sta la signora Kakà?
«La pancia cresce, mia moglie sta bene, ci prepariamo all’evento».
Ha deciso il nome da dare al bambino?
«Stiamo decidendo in questi giorni: c’è una rosa di 3 nomi, ne uscirà fuori uno».