Kakà e Del Piero spariti inghiottiti dalla sabbia

Oscar Eleni

Uomini a pezzi e strisce mentre i palloncini colorati liberano dalla visione angosciosa di uno stadio che ti fa sentire anche più freddo, di un campo sabbioso che umilia talenti, mette a rischio giunture importanti. Ma dove finiscono i tanti soldi che vanno nelle casse sociali? La prima preoccupazione dovrebbe essere per gli artisti, ma non è così e allora si capiscono tante cose, mentre fai fatica a scegliere il personaggio della notte nel pianeta dove spariscono le cose fra gente che digrigna i dentini e urla all’avversario: sei il mio miglior nemico.
Lo fanno di sicuro Ancelotti e Capello, fratelli d’Europa grazie anche allo spiritoso santo che governa il gioco del pallone, anche se la famiglia bianconera è convinta di aver avuto la stessa fortuna di chi vorrebbe ritrovare a Parigi senza fare i conti col Barcellona, l’Arsenal, il Lione, l’Inter, che comunque farebbe male a sottovalutare l’Ajax, o il Villarreal. Zolle fasulle che si alzano, giocatori che volano e poi maledicono tutti, cominciando dall’arbitro e, naturalmente, i guardalinee. La mascella di Capello, il faccione di Ancelotti, due che hanno sicuramente qualche conto in sospeso, soprattutto quando Del Piero va ad abbracciare l’allenatore del Milan in piena bagarre per un rigore fra le nuvole. Braccia che si allargano, tacchetti che non sanno dove fare presa, bocche che si spalancano. Aspettando il matador che potrebbe avere la faccia di Pippo Inzaghi, che se ne va per fare posto a Giardino prima di maledire la sabbia, l’ansia che lo ha portato a rimpallare il tiro di Sheva, sicuramente non quella dello Zlatan Ibrahimovic così simile, in questo periodo di cattiva forma atletica, al mago Casanova, lui nato per essere Houdini, che dopo un tempo va a sedersi mentre la curva inneggia ad Alex, unico capitano davvero riconosciuto da chi non si è mai accontentato di avere la squadra in testa per due campionati di fila.
Pensi a Luigi Buffon, pentendoti di non aver creduto che sarebbe stato capace di uscire ancora allungandosi sulla spalla operata, per quell’aria un po’ così che ha questo portierone fuori dalla mischia, pur sapendo che il ceppo è buono davvero. Perché viene da una famiglia di lanciatori, madre forte la discobola Mariastella Masocco, gente tosta i Buffon. Pensi a lui nel momento in cui era quasi sicuro che il Gattuso così cambiato, da quando preferisce essere personaggio, invece che leone, uno abituato a darle e prenderle, ringhiando alla palla e non alla luna, sarebbe cascato nella stessa trappola di Monaco, questa volta facendosi buttare fuori.
Capello e l’infelicità di non vedere disimpegni decenti pur avendo la superiorità numerica. Ancelotti e la rabbia di vedere l’armonia del gioco rovinata dall’ansia di sentirsi vittime, quando il gioco è ancora nelle mani di chi è obbligato a vincere per non chiudere sulla sabbia questo torneo nazionale che soffre la padrona del primo giorno. Maledette le zolle che non fanno correre Kakà, la sabbia che riempie le scarpe di Del Piero. Pensi a Seedorf come uomo chiave e te lo mandano in panchina, pensi ad Emerson come trave portante nel gioco bianconero per tenersi il servizio, la partita, lo scudetto. Guardi anche gli occhi infuocati di Kaladze e ti rendi conto che ha fatto davvero tanti progressi, che adesso è l’uomo giusto per far dimenticare al Milan un Paolo Maldini che manca sempre, ma non come prima. Costacurta impreca contro Nedved, che di sicuro non ha tanti amici. Scegliamo Emerson perché non gli piace davvero avere ancora da lavorare così tanto per sentirsi il padrone dello scudetto. Perchè sono uomini come questi che danno forza alla spina dorsale di una squadra intesa come tale. Lo chiamano il Puma, lo è davvero, soprattutto quando prepara gli agguati, recupera i palloni, ripropone il gioco, cerca, trova, spinge, si batte, pazienza se non sorride sempre, ma questa è la scorza dell’uomo a cui il Brasile non potrà rinunciare, del gigante che non avrà le copertine dei suoi artisti in maglia verde oro, in maglia bianconera, ma che ti tieni stretto e se sei Capello te lo porti dietro anche a costo di essere considerato peggio di Paride.
Non fanno gol, li guarda il mondo. La Juventus tiene il punto, i dieci punti. Andatela a prendere, se potete, in nove partite.