Kakà fa paura al Milan: fermo per la pubalgia

Il fantasista tiene in ansia i rossoneri: "Potrei tornare fra tre mesi". Berlusconi scherza con i suoi: "Dovrei portarvi tutti a Lourdes"

Sembra un bollettino di guerra, è solo la sintesi quotidiana dello stato di salute del Milan, uscito dal diluvio di Torino con le ossa rotte, il distacco aumentato rispetto all’Inter e l’autostima precipitata. Silvio Berlusconi, alla festa di Natale rossonera, ha sintetizzato: «Dovrò portarli tutti a Lourdes». Leggere per capire: Gattuso operato ieri ad Anversa, in anticipo di 4 giorni rispetto alle previsioni: 6 mesi la previsione di guarigione dopo la ricostruzione dei legamenti crociati del ginocchio destro, «riuscita perfettamente» secondo la garanzia del professore belga. Flamini, fermo per la distorsione alla caviglia, è l’unico a suggerire un pizzico di ottimismo. «Sarò pronto per l’Udinese» fa sapere dopo aver saltato la Juve senza riuscire a risollevare l’umore a Milanello. Poi tocca a Kakà fare il punto sulla propria condizione: pericolo scampato per l’ernia inguinale temuta dai soliti noti, i controlli effettuati hanno smentito l’ipotesi e confermato che si tratta di «infiammazione alla regione pelvica» che tradotto dal medichese vuol dire pubalgia, malattia professionale dei calciatori che non lascia molto scampo. «Spero di guarire prima possibile, altrimenti tornerò nel 2009: può darsi che basti un giorno ma anche che servano due o tre mesi» la dichiarazione del brasiliano capace di seminare il panico tra i rossoneri. Se lo aspettano in campo per domenica sera, in campionato, per tentare di domare l’Udinese: il brasiliano non sembra affatto dell’idea. Nel bollettino di guerra di casa Milan si aggiungono le voci su Leonardo, fra i candidati alla panchina nella prossima stagione. E l’interessato non smentisce («Chissà, un giorno potrei allenare il Milan o il Brasile...»). Le notizie su Nesta («abbastanza positive»), su Borriello (lesione muscolare da recuperare) e Bonera (operato d’ernia, torna a metà gennaio, se va bene).

In questo clima di grande depressione, si intrecciano le voci di Abbiati («passerò molte notti in bianco»), il no comment di Maldini e il riconoscimento pubblico delle virtù della Juve firmato da Seedorf («è stata più brava di noi, chi è in forma vince») col codicillo di un’accusa a uso interno («chi è in forma vince», cioè Milan fisicamente non in forma) che fa parte sicuramente di uno dei vertici promossi da Galliani, esteso a preparatori e staff medico. Il vice-Berlusconi in apparenza non si lascia scorticare neanche dal 4-2 e dalle conseguenze dell’epidemia che sembra colpire lo spogliatoio. «Ho passato una notte serena ricordando che l’anno scorso a quest’ora, mentre gli altri erano a casa, noi diventavamo campioni del mondo in Giappone».

E Berlusconi, alla cena natalizia organizzata in un padiglione della fiera, ha provato a scherzare: «Sono il presidente di tutta l’Italia, devo far vincere anche gli altri. Ma sono il più vincente, la storia del calcio si ricorderà di me». Cena ispirata alla scenografia della Milano di 40 anni fa, una torre di bottiglie di champagne alta tre metri ad accogliere gli invitati. Presente Gianni Rivera (dopo anni l’incontro) al fianco dei protagonisti (Sani, Altafini, Maldini, Pelagalli, Pivatelli) della prima coppa dei Campioni conquistata nel ’63 a Wembley. E da Berlusconi è partito un complimento all’ex Golden boy. «È l’unico giocatore che aveva il cervello nei piedi». Si sono scatenati gli applausi. Di questi tempi meglio spolverare il passato che lucidare il presente.