Kakà, i petroldollari fanno vacillare il Milan

Lo sceicco proprietario del Manchester City insiste: 110 milioni. E alla fine il Milan ammette: ci
stiamo pensando. I tifosi preparano una protesta per domani, l’ultima
parola sarà di papà Bosco

Ora o mai più. Riccardo Kakà subito al City, a gennaio, accordo da perfezionare entro i primi giorni della prossima settimana, oppure addio alla sontuosa proposta dello sceicco, i 110 milioni di euro scolpiti in una lettera d'intenti custodita nella cassaforte di via Turati, portata in dono dai dirigenti inglesi nel vertice di martedì pomeriggio a Milano. Sono queste le condizioni, prendere o lasciare insomma, del Manchester-due e a questa proposta, capace di far breccia nella nota politica del Milan e di Silvio Berlusconi, deve ora dare una risposta definitiva papà Bosco, il genitore di Riccardo, che ne è anche l'agente oltre che l'amministratore della fortuna economica accumulata in sei anni di Milan e di calcio italiano. Perciò la presenza di Kakà in maglia rossonera, domani sera contro la Fiorentina a San Siro, può addirittura diventare la sua ultima esibizione nel calcio italiano. In certi casi il blitz ha forti possibilità di successo rispetto al tormentato negoziato da trascinare fino a giugno. Perché nel frattempo, a dispetto di qualche sondaggio favorevole alla cessione finito sulla scrivania di Galliani, sta montando come un'onda anomala la protesta del popolo milanista: sui blog riservati alla pancia dei tifosi i commenti sono di un solo tenore e lo stesso sito ufficiale è preso d'assalto da interventi preoccupati procurati dal tam tam di televisioni e giornali. Di qui l'intervento in serata del direttore di Milan Channel, Mauro Suma, rivolto agli abbonati: «L'operazione potrebbe andare in porto, i tifosi facciano sentire il loro affetto ai protagonisti della vicenda». Scontato l'epilogo: domani sera a San Siro ci saranno striscioni e cori strappa-lacrime dedicati a Kakà e più di un monito rivolto alla società. Solo una rivolta del popolo rossonero può fermare la macchina messa in moto dalla folle offerta dello sceicco.

Ora o mai più, perciò. Ne è consapevole il City che rilancia, per intervento del vice di Hughes, Mark Bowen, con una frase che sembra l'annuncio della guerra vinta: «Il progetto c'è, stiamo convincendo Kakà sui futuri programmi del nostro club (arriverebbe anche Fabregas la promessa fatta, ndr). Ho letto del suo amore verso il Milan, ma anche se danno la trattativa per morta non è quello che ci ha fatto intendere il suo staff». Come dire: Kakà ci sta pensando seriamente. Tanto che il Sun rilancia le condizioni del brasiliano, pena la rescissione immediata del principesco contratto: che lo sceicco resti proprietario, che il prossimo anno il City si qualifichi per la Champions, l’incedibilità di Robinho, diritti d’immagine in proprio. Quindi sono tutti in ansia per il ritorno a Milano (atteso lunedì) dell'ingegner Bosco, il quale deve sciogliere un nodo intricatissimo. Sa benissimo che può regalare al figlio adorato un contratto da nababbo (16 milioni di euro netti) ma anche la fine della carriera internazionale. Il Manchester City sta scivolando verso la retrocessione in seconda divisione.

Se Kakà tentenna è perché il Milan ha cambiato, all'improvviso, politica, mettendo fine a una stagione (difendere i fuoriclasse) durata 23 anni, dal giorno dell'avvento di Silvio Berlusconi alla presidenza della società. In passato, quando si mosse il Real Madrid (l'incontro avvenuto a Varese), fu il Milan ad alzare le barricate: proteste ufficiali di Galliani, minaccia di denunciare alla Fifa Calderon, il presidente. Questa volta niente: il silenzio fragoroso di Galliani è molto didascalico, più di una conferenza-stampa. È segno che quei 110 milioni di euro (con l'arrivo di Mattioni, scarso, operazioni chiuse, di Agger se ne riparlerà a giugno) hanno fatto cadere un tabù. Possono sanare il deficit per un paio di stagioni senza ricorrere all'azionista Fininvest, ma metteranno fine all'idea di un Milan unico per trofei vinti ma anche capace di resistere a qualsiasi offerta (il precedente Shevchenko fu diverso, molto diverso). Kakà, frastornato dalla prospettiva del trasloco immediato e al City, vuole dire no. Semmai chiederà di scegliersi, a giugno, un'altra destinazione gradita. Lui, suo papà e i tifosi rossoneri possono ancora scongiurare l'affare del secolo.