Kakà interrompe il ramadan del Milan

Il Belgio porta fortuna al Diavolo che ripete l’impresa di tre anni fa a Bruges. E il successo arriva quando la partita sembra tutta in salita

Franco Ordine

nostro inviato a Bruxelles

Il ramadan calcistico del Milan finisce in Belgio, terra favorevole ai colori rossoneri. Da queste parti, a Bruges, sempre in dieci, e sempre con gol di Kakà, il Milan passò tre anni fa capovolgendo un destino sfavorevole. Succede lo stesso ieri sera a Bruxelles, al culmine di una sfida che diventa esaltante e persino vagamente eroica nella ripresa quando Bonera lascia in dieci i suoi e c’è bisogno di un grande spirito e di uno strepitoso carattere per passare davanti e resistere al ritorno dell’Anderlcht. Liedholm (a proposito, auguri al barone che non se la passa bene) sarebbe orgoglioso di questa squadra. Vincere in dieci, anche se al cospetto dell’Anderlcht, non è da tutti come dimostrano altre performances italiane all’estero. Il Milan riesce nell’impresa. E lo fa quando la partita volge al peggio. E invece entra Cafu e diventa una spina nel fianco, Seedorf e Kakà si trasformano, dietro in difesa non lasciano spazio nemmeno ai raccattapalle. Dida sorveglia alla grande e il successo è servito.
Brutto, tanto brutto da risultare quasi irriconoscibile. Il Milan del primo tempo è una specie di gambero: invece di fare piccoli progressi, retrocede lentamente verso il peggio. E il suo gioco, sempre più lento e scontato, diventa una specie di palla di piombo al piede da trascinarsi dietro. Come si capisce quasi al volo non è una questione di attaccanti schierati, Gilardino o Oliveira al fianco di Inzaghi e neanche di rimpianti per quelli che non ci sono più (Shevchenko): il nodo che si sta stringendo intorno al collo della squadra è costituito dal centrocampo e dalla resa di Kakà. In un caso solo Gattuso riesce a essere essenziale, concreto, Seedorf in particolare sbaglia quasi tutto, in particolare un numero industriale di passaggi oltre che occupare posizioni che non sono sue. Kakà, marcatissimo, si libera un paio di volte trovando Inzaghi in area ed è il suo miglior numero alla ricerca di spazi e di geometrie che non si vedono. Così, alla fine, gli unici varchi concessi dall’Anderlecht che si difende in 5, sono quelli laterali: e se da una parte c’è Bonera e dall’altra Jankulovski, la produzione di pericoli milanisti è limitata a un solo cross per Oliveira (parato a terra dal portiere). Nel frattempo i belgi infilano in velocità la difesa rossonera catturando qualche pallone vagante: per ridurre tutti i rischi delle incursioni di un marocchino, Boussoufa, e di un camerunese, Tchite, servono un paio di ammonizioni e qualche uscita di Dida sui palloni alti destinati al perticone di Frutos. Poi ci sono anche le sbavature degli attaccanti. Sul fischio per l’intervallo, ad esempio, Inzaghi, in tuffo, di testa, manca il bersaglio in modo grossolano.
È nelle difficoltà che si vede e si può ammirare la squadra di razza. Al Milan succede tutto nella ripresa. Ai primi minuti Bonera, che è un esordiente della ribalta internazionale, con un giallo sulla schiena, allontana la palla a gioco fermo: l’arbitro gli rifila la seconda ammonizione e perciò l’espulsione. Ridotti in dieci i suoi, Ancelotti corregge subito lo schieramento e sguinzaglia Kakà come sostegno di Inzaghi. In questa versione e da posizione decentrata, il brasiliano ritrova la strada del gol con una bastonata che taglia fuori il portiere locale e assicura ai berlusconiani una flebo di ottimismo. In dieci, il Milan si difende meglio e con grande accanimento. Sembra di vedere un’altra squadra, rispetto a quella compassata della prima frazione. Solo l’Anderlcht è lo stesso di sempre: squadra di modeste qualità e con giocatori dotati di velocità ma i piedi sono inguardabili. Ai tempi belli, col miglior Milan, c’è anche il miglior Dida che pare rientrato dalla lunga vacanza durata diciotto mesi, dai tempi del bengala nel derby d’Europa. È lui che sbarra la strada ai belgi, pronti a cingere l’assedio all’area rossonera nei minuti finali. Provvede alla bisogna anche una traversa centrata da Juhasz. Un pizzico di fortuna è indispensabile. E il Milan corre verso la qualificazione col vento in poppa.