Kakà&Milan serata da giganti Il Werder batte e supera la Lazio

I rossoneri travolgono lo Shakhtar. Doppiette di Gilardino e Seedorf. Il brasiliano esalta ma non segna. <strong><a href="/a.pic1?ID=215717">La Lazio perde a Brema</a></strong>: qualificazione lontana

Milano - Rammendato il buco. Il Milan è così, di questi tempi. Deve vedere nero per rimettersi in traiettoria. Grazie anche a fondamentali correzioni tattiche (si passa al 4-4-2) e alla presenza di Kakà e Seedorf in serata da urlo. Si sblocca anche Gilardino (2 gol in una volta) ed è il massimo della vita per una squadra che sembra ritrovare persino in Kalac un portiere di grande affidamento. Magia dell’Europa, si dirà. Nient’affatto. Magia di un gruppo di guerrieri autentici che non tradiscono due volte di fila. Gli ucraini prendono le prime due sberle, tentano una rimonta impossibile, concedono spazi e finiscono allo spiedo. Il successo del Benefica sul Celtic contribuisce a rendere la serata ancora più preziosa: è primo nel suo girone, a 6 punti con lo Shakhtar, il vecchio Milan. Non ancora da rottamare come pensano taluni, livorosi critici: non gli perdonano il trionfo di Atene.

Cristiano Lucarelli si trascina dietro da Livorno un po’ di tifosi ma a giudicare dall’effetto che fa serve a ben poco. A dire il vero un effetto prodigioso procura, ma a beneficiarne è il suo dirimpettaio, un bravo ragazzo, Alberto Gilardino da Biella che ritrova, dopo i due squilli dell’Olimpico con la Lazio, due gol anche in Champions. Entrambi di testa bruciando sul tempo e nella posizione un difensore non molto sveglio che Lucescu provvede a sostituire dopo nemmeno 17 minuti, a risultato compromesso. Sul primo angolo Gilardino è abile nel procacciarsi lo spigolo sul primo palo, deviando in torsione la palla; sul secondo, benché tenuto al guinzaglio, di testa trova l’angolo alto, imprendibile. E poiché il 2 a 0 arriva dopo appena 16 minuti e quasi a riparazione di un contropiede feroce sull’asse Gilardino-Kakà si capisce al volo quel che succede sul prato umido di San Siro: è la condizione ideale reclamata da Galliani, spazi per il contropiede, nel quale si può esaltare la velocità di Kakà oppure la creatività straordinaria di Seedorf. Peccato che non regga il confronto con i due attaccanti il resto della compagnia, a cominciare da Oddo autore di una serie di errori d’ortografia calcistica. Può farsi perdonare tutto in un contropiede nel finale della prima frazione ma il suo destro colpisce il palo.

A dire il vero gli ucraini, storditi da quella sequenza uno-due, si riprendono per strada. Sfondano con troppa facilità dalla parte di Oddo ma anche nel valico vigilato da Favalli c’è un eccesso di traffico di maglie bianche, a stento sorvegliato dallo schieramento prudente ordinato da Ancelotti, il classico 4-4-2 che qualche sicurezza in più produce alla vituperata difesa rossonera. Appena si placa Gilardino, si scatena Seedorf con un paio di gemme balistiche che mettono in risalto le sue virtù. Non è soltanto un magnifico rifinitore, sa anche trovare l’acuto, specie con palloni difficili da domare, con un sinistro molto angolato il primo, con un pallonetto dalla lunetta il secondo, e il portiere fuori misura. La serata da Champions del Milan, colma di tutti i requisiti necessari, gol, trame, pali, giocate funamboliche, viene messa in discussione solo per alcuni minuti, in avvio di ripresa, per merito di Lucarelli ma diciamolo anche, per uno svarione del disastroso Oddo.

Lo Shakhtar, a furia di farsi sotto nel tentativo di rimettere in bilico il risultato, finisce con lo sfilacciarsi e consegnare al contropiede di Kakà una striscia ghiotta di occasioni. Il brasiliano, ancora a secco in Champions, ingaggia col portiere ospite e la sua difesa ballerina un duello tutto particolare. Cerca a ogni costo lo squillo ma finisce col divertire il pubblico: le sue accelerazioni sono uno spettacolo unico, comprese le intese con Seedorf.