Kakà: "Resto al Milan e divento il capitano"

Il brasiliano: "100, 110 o 120 milioni? Ho già respinto offerte così,
io voglio vincere qui". Affari fatti di calciomercato: Pazzini alla
Samp, Bonazzoli a Firenze, Dellafiore al Torino

Chi trova un amico-fuoriclasse trova un tesoro. Se questo amico-fuoriclasse poi si chiama Riccardino Kakà il tesoro diventa inestimabile per il Milan e per il suo popolo, mai seriamente in ansia per l’assalto del Manchester City e dei suoi petro-dollari. Basta guardarlo in faccia Kakà, in un radioso mercoledì a Milanello, per capire cosa batte nel suo cuore dopo l’esplosione incontrollata di cifre, 100 milioni, no 110, no 120, chi offre di più? «Non sono i soldi che mi fanno cambiare idea» è la prima attesa risposta apparecchiata con l’aria di un bocconiano al tavolo di lavoro, capelli corti, tuta fresca di lavenderia, reduce dalla palestra con un peso da 20 chili tra le mani con cui gioca mimando il lancio verso un cronista, prima di presentarsi al microfono di Carlo Pellegatti. «Ho già rinunciato ad altre offerte» è la postilla che testimonia la fedeltà a prova di rilancio come sanno bene dalle parti di Madrid e come puntualmente registra il suo contratto, allungato fino all’estate del 2013 aumentato fino al tetto dei 9,4 milioni l’anno secondo le ultime tabelle dei contabili di via Turati. «Il mio obiettivo è quello di diventare, in futuro, il capitano di questa squadra. So che ci sono delle gerarchie e prima ci sono Maldini e Ambrosini, ma dopo...» la frase con cui programma la sua carriera.

Quella di diventare il capitano e il simbolo del Milan è una specie di chiodo fisso e a giugno, quando chiuderà Maldini e Ambrosini non rinnoverà l’intesa, sarà naturale passargli quella fascia. Perciò bisogna credergli sulla parola quando aggiunge che «quando sarò vecchio potrò andar via, se lo vorranno quelli del Milan, io mi auguro di restare sempre qui» che è la promessa di eterna fedeltà non richiesta espressamente da Adriano Galliani eppure arrivata come sviluppo più naturale al blitz del Manchester due. Persino la dichiarazione (solo i siti brasiliani gli offrono credito) del suo portavoce (tale Diogo Kotscho), che si trova in Brasile non lascia tracce. «I miei obiettivi sono quelli di vincere e di divertirmi» ribadisce Kakà, pensiero arricchito dal chiarimento a proposito del malessere virtuale per la rivalità con Ronaldinho. «Io cerco di dare sempre il massimo, so di avere responsabilità e che devo dimostrarmi ancora più forte» la risposta non proprio neutra che dice e non dice. Kakà ha un solo cruccio: riguarda il potenziamento del Milan. L’arrivo di Thiago Silva è un bel passo avanti, l’interesse nei confronti di Hernanes (San Paolo, classe ’85, centrocampista offensivo) un altro snodo positivo. Dal City la reazione è doppia. Dal club una morbida smentita («ci hanno chiamato in causa per 70 giocatori»), da Mark Hughes, il manager, una conferma («c’è un po’ di movimento») aggiunta a una promessa solenne («la nostra volontà è reale», come dire facciamo sul serio ma di giocatori non ne schiodano, come dimostra il no di Dida).

AGGER, SI TRATTA Piuttosto è il Milan a fare sul serio sul fronte della rifondazione della difesa: a giugno 2009 chiuderanno Maldini, su Nesta c’è l’interrogativo relativo allo stato fisico della schiena. Oltre a Thiago Silva già scortato dai giudizi ammirati di Kakà e Pato, c’è anche la dichiarata corsa al danese del Liverpool Mouthe Agger che si svincola con la clausola nella prossima estate. Il colloquio, riservato ma non troppo, avvenuto nel ristorante diventato un covo dei milanisti, tra Braida e il suo procuratore giunto espressamente a Milano, dimostra che questa è la pista giusta. Nonostante l’evidente disappunto del club inglese. L’interesse per Mexes sempre negato, in pubblico e in privato, da Galliani, dev’essere considerato autentico. Il danese costò una fortuna, 5,8 milioni di sterline, dopo essere stato eletto a 20 anni (è del dicembre ’84) appena talento dell’anno in patria.

PAZZINI ALLA SAMP Il triangolo (Samp, Bologna o Palermo) no, non l’avevo considerato. Giampaolo Pazzini ha rotto gli indugi e scelto Genova: valutazione 9 milioni di euro, mica noccioline. In cambio il prestito il Bonazzoli, che da copione, si presenta a Firenze così: «Mutu è meglio di Cassano». Tiè. Questa mossa ne prepara altre due: la Samp ora può vendere Cassano (ha Bellucci per quel ruolo), il Bologna deve rivolgersi altrove (Balotelli è il nome fatto da Mihajlovic ai suoi dirigenti) mentre il Palermo si ritira e nel frattempo cede al Torino, ma poi è un ritorno a casa, il difensore argentino Paolo Hernan Dellafiore. Sconsiglia altri investimenti Marco Tronchetti Provera. «Spero che non avvenga, credo che non avverrà» dice a proposito di Cristiano Ronaldo all’Inter. Mentre il Genoa assicura: «Mai pensato di vendere Milito, tra i due presidenti non se n’è mai parlato». Poi, ovviamente nella vita e nel mercato...