Un Kakà stellare fa scordare i guai del Milan

Franco Ordine

da Milano

Il Milan “vede” la qualificazione, virtualmente in cassaforte. Vede soltanto la qualificazione perché grazie al successo dell’Aek sul Lille tutti i giochi sono ancora possibili. Deve perdere 4 a 0 in Grecia per uscire di scena e forse è un tantino troppo ma è bene conservare un pizzico d’attenzione. A dieci punti, allora il passaggio è vicino, molto vicino. Basta ancora un punto per renderlo matematico e definitivo. In una serata tutta illuminata da Kakà, il Milan prova a dimenticare i suoi guai che non sono pochi. Anche in fatto di gol, la serata è favorevole. Tre perle del campione brasiliano più una stoccata di Gilardino cancellano gli affanni e l’astinenza di qualche settimana prima. Sette gol in quattro giorni dopo la striscia inquietante di zero a zero è un bel viatico per il futuro.
Altri segnali di cedimento preparano la serata allegra del Milan. Arrivano tra il riscaldamento classico e i primi 15 minuti e testimoniano di un gruppo circondato dalla fatica e dalla mancanza di rincalzi (tra infortuni e squalifiche non c’è neanche la possibilità di rimpiazzare Jankulovski in panchina dove i rossoneri restano con uno in meno). Kaladze si ferma durante uno scatto sotto la tribuna centrale e rimane “paralizzato” sul posto dallo strappo: è un infortunio serio, almeno un mese di tempo per recuperare. Più tardi, per un dolore alla scapola, si arrende ed esce anche Nesta. Nel primo caso Ancelotti è costretto a precettare Jankulovski già pronto ad accomodarsi in panchina, nel secondo bisogna chiedere a Cafu di fare un sacrificio.
La sfida ha nella prima frazione un paio di sussulti in tutto: conducono entrambi a Kakà, bomber della serata. Il bambino prodigio, come lo chiamano a Milanello, firma in poco più di 22 minuti una doppietta che tiene tutti al calduccio. Il primo sigillo, su rigore, è l’epilogo per un fallo, improvvido, di Juhasz, su Gilardino smarcato davanti al portiere, il secondo è il frutto di uno scambio geometrico in velocità con Cafu chiuso da un tocco a incrociare che esclude ogni intervento difensivo. L’Anderlecht prova a risalire la corrente con una correzione tattica prima dell’intervallo (via il vecchio Vanderhaeghe, dentro l’attaccante Serath Akin) che mette qualche pressione sulla difesa milanista ma espone i belgi al rischio del contropiede.
Silvio Berlusconi, ai microfoni di Milanchannel, sostiene che «non cambierei il mio centrocampo con quello di nessuna altra squadra» e forse ha ragione sul piano tecnico ma nell’occasione Gourcuff, ripresentato dopo un bel tot di assenza, è a mezzo servizio e Seedorf, in assenza di Pirlo, vuol fare il fenomeno al punto da meritarsi una frasetta di Ancelotti, «fai giocate troppo difficili», sotto voce. In attacco non è che vadano molto meglio le cadenze e la resa della nuova coppia, con Oliveira che parte bene lateralmente ma poi commette un paio di scarabocchi inguardabili. Per fortuna di tutti, di vecchie glorie e giovani debuttanti, nel Milan c’è un certo Kakà che continua a giocare da Pallone d’oro senza riuscire a marcare la differenza e questo aiuta a comprendere la dimensione degli affanni e degli acciacchi milanisti. Il terzo gol del brasiliano, prima dell’ora di gioco, è una prodezza balistica che chiude il conto della sfida e anche (in pratica) della qualificazione. La risposta dell’Anderlecht è concentrata in cinque minuti, i soliti cinque minuti in cui il Milan balla in modo spaventoso davanti a Dida che prende gol su angolo da Juhasz anche per colpa di Brocchi che gli chiude la visuale.
Dida e la sua compagnia pittoresca passano dieci minuti difficili prima che Gilardino fissi il risultato in modo più rotondo ancora e cancelli l’altro allarmante zero in Champions league. Pensierino della sera: per l’Anderlcht è un castigo eccessivo il 4 a 1.