Kaladze: «Vado via». Ancelotti: «Si accomodi»

Il prolungamento di contratto di Maldini ha scoraggiato il georgiano, stufo di fare la riserva. E Nesta medita di lasciare l’Italia di Donadoni

nostro inviato da Atene

Trentanove anni, ben portati. Da come si è esibito nello stadio Olimpico di Atene mercoledì sera, Paolo Maldini non si direbbe proprio che sia pronto alla pensione. E infatti il capitano rossonero aggiungerà un altro anno alla sua leggenda iniziata il 20 gennaio 1985 in Udinese-Milan. «Smettere? Perché smettere. Sto bene, devo solo trattare con giudizio le mie ginocchia. E poi ho un altro traguardo da raggiungere». Chi gli sta intorno lo guarda perplesso: possibile che dopo aver giocato l’ottava finale di Champions eguagliando il leggendario Francisco Gento e aver vinto la bellezza di 24 trofei abbia ancora obiettivi nel mirino? «Voglio essere in campo nell’Intercontinentale - rivela Maldini mentre la moglie Adriana lo guarda amorevolmente e i due figlioletti dormono -. Le ultime tre le ho perse e ho proprio voglia di rifarmi. In dicembre in Giappone il Milan partirà come favorito, ed è giusto che sia così. E poi c’è anche la Supercoppa europea il 31 agosto a Montecarlo contro il Siviglia, un altro trofeo da mettere in bacheca. Da parte mia ho la fortuna di giocare in una squadra super con cui mi sono potuto rifare delle poche delusioni subite. E questo è il motivo per il quale, sentendomi bene fisicamente, ho prolungato il contratto di un anno (riducendosi considerevolmente l’ingaggio, ndr). La mia famiglia dovrà pazientare ancora un po’ prima di vedermi fare il pantofolaio».
La gioia Maldini è però oscurata dalla spina Kaladze, una nota stonata che ha rovinato il dopo partita: il georgiano se l’è presa non poco per il rinnovo del contratto al capitano e avrebbe confidato che, dopo tanti anni in altalena, dentro e fuori, non ce la fa più a non giocare in modo continuativo, preferendo andarsene da qualche altra parte (magari al Chelsea, come si ventilava un anno fa). Durante la festa dopo la partita di Atene, saputa la cosa, Gattuso ha amichevolmente «preso per il collo» Kaladze, dicendogli «ti strozzo» per invitarlo a cambiare idea. A gelare però Kaladze ci ha pensato lo stesso Ancelotti. «Se è stanco, se ne può andare. Non è un problema, non abbiamo tenuto Sheva... Se resta controvoglia è giusto che trovi un’altra soluzione», le dure parole del tecnico rossonero.
Messo in un angolo il georgiano, nel Milan si apre un altro caso, che non riguarda però la società: Nesta, che si sposerà il 31 maggio, avrebbe deciso di dire un no definitivo alla nazionale. «Sto pensando cosa fare, vedremo più avanti», la risposta con un gesto della testa che fa già capire quale sarà la soluzione finale. Il fatto è che Nesta si è legato al dito l’esclusione da parte del ct azzurro Donadoni in occasione della partita con l’Ucraina. Gli era stato preferito Materazzi e da allora i rapporti si sono incrinati e non è neppure valso un colloquio tra i due che ha lasciato Nesta infastidito e Donadoni fermo sulle sue posizioni. Insomma, dopo Totti, la nazionale mondiale rischia di perdere un altro pezzo pregiato, quello che a buon diritto può essere considerato il miglior centrale difensivo del mondo.
Per uno che lascia c’è un Ringhio Gattuso che avrebbe voluto sostituire all’azzurro il biondo. «Se avessimo vinto, avrei voluto tingermi i capelli di biondo, ma poi mia moglie Monica, che aspetta il secondo figlio, mi ha fatto capire che non sarebbe stato dignitoso. Monica è una santa, quando la sera torno a casa mi porto dietro le tensioni e le pressioni della giornata e lei mi capisce e mi calma. Certo se penso a quello che ero 12 anni fa, mi considero un uomo fortunato».