Kamasutra in Comune, i pc vanno ko

Nome in codice: «Blackmail». Ma è stato soprannominato «Kamasutra» il virus che da tre giorni ha messo in ginocchio il sistema informatico del Comune di Milano: 10mila pc, collegati a 150 server. «È programmato per cancellare tutti i dati contenuti nelle macchine allo scoccare del giorno 3 di ogni mese», spiega l’assessore ai Servizi civici, Giancarlo Martella. E oggi, riferisce, «sono a rischio non solo i nostri, ma almeno cinquecentomila computer nel mondo». Come suggerisce il nome del virus, «riteniamo che il primo pc sia stato infettato attraverso un collegamento ad un sito pornografico». Per evitare danni incalcolabili e debellare l’«attacco» di Kamasutra, i tecnici di Palazzo Marino hanno deciso di spegnere tassativamente da ieri sera e per tutta la giornata di oggi tutti i pc del Comune. Gli impiegati potranno riaccendere tranquillamente i propri computer lunedì.
Nonostante il black out informatico, hanno funzionato regolarmente ieri e potranno farlo anche oggi, invece, i servizi dell’Anagrafe: gli sportelli in questo caso lavorano con semplici terminali che non contengono dati. Mercoledì invece anche l’anagrafe aveva risentito dell’«attacco». Ieri invece sono rimasti bloccati i pc della polizia municipale di piazzale Beccaria, del servizio urbanistica in via Pirelli, «fermi i collegamenti del nostro sistema con le altre amministrazioni - prosegue Martella -, sospeso anche il servizio di emissione della carta d’identità elettronica perché richiede il collegamento con il ministero degli Interni».
Il virus, una volta installato, «genera invece traffico anomalo, si autoreplica», spiega l’assessore. Per questo, «non sapendo quanti computer sono stati infettati dal virus, certamente più di 250, abbiamo deciso di bloccarli tutti».
«È paradossale - attacca il consigliere comunale dei Verdi, Maurizio Baruffi - che il Comune di Milano risulti escluso dal mondo nel ventunesimo secolo. È l’esempio che il modello basato su sistemi operativi proprietari e sistemi di protezione cosiddetti evoluti, gli antivirus, non garantiscono la protezione dei dati dei cittadini».