Kamikaze contro la più grande raffineria del mondo

L’attacco con tre autobomba sventato dalle forze di sicurezza. E il petrolio balza a oltre 62 dollari

da Riad

Sventato ieri un attentato spettacolare contro il più grande impianto petrolifero del mondo, quello di Abqaiq nell’est dell’Arabia Saudita. L’attacco terroristico avrebbe potuto avere conseguenze devastanti non solo per Riad ma anche per l’economia mondiale. Un gruppo di kamikaze a bordo di tre autobomba è riuscito a superare il primo perimetro di vigilanza attorno all'impianto, uccidendo tre guardie e ferendone altre dieci. La sicurezza saudita ha però bloccato i terroristi prima che superassero anche il secondo perimetro di protezione: due auto sono esplose, provocando un incendio a una conduttura minore che è stato rapidamente domato, e tutti i kamikaze sono morti.
L'attacco è avvenuto alle 15 ora locale ad appena un chilometro e mezzo dal principale ingresso della raffineria e a un chilometro dal centro più sensibile e importante dell'impianto, da cui transitano i due terzi della produzione petrolifera del Paese. I terroristi cercano così di tradurre in pratica l'appello lanciato da Osama Bin Laden lo scorso anno affinché vengano colpiti i gangli vitali del sistema petrolifero saudita. L'ex responsabile della Cia in Arabia Saudita, Robert Baer, ha osservato che Abqaiq rappresenta «l’obiettivo più vulnerabile e più spettacolare dell'intera struttura energetica della penisola arabica». Il ministro del petrolio del Regno saudita, Ali al-Noueimi, si è affrettato a rassicurare il mondo che il fallito attentato non ha avuto e non avrà conseguenze sulla produzione di greggio; ma non appena la notizia del tentativo di attacco si è diffusa, il prezzo del petrolio è balzato a oltre 62 dollari al barile. Il Regno saudita, primo produttore al mondo, fornisce oltre un sesto della quantità globale di greggio ed esporta sette milioni e mezzo di barili al giorno. I due terzi del greggio saudita passa, viene lavorato e raffinato nell'enorme impianto di Abqaiq.