Kamikaze fa strage di bimbi: 32 morti e 21 feriti a Bagdad

Si è lanciato con un’autobomba contro un gruppo di ragazzini che chiedevano dolciumi ai soldati americani, facendo a brandelli 25 innocenti tra i 10 e i 13 anni

Fausto Biloslavo

Questa volta nel mirino del terrore sono finiti i bambini, colpevoli di aver pacificamente circondato i soldati americani che distribuivano caramelle e pupazzetti in un quartiere di Bagdad. Il moderno Erode è un folle kamikaze, che pur avendo visto la folla di bambini ha lanciato la sua auto minata facendola esplodere nel mucchio. L’attacco suicida ha ridotto a brandelli 25 bambini fra i 10 e i 13 anni. In tutto l’attentato ha provocato 32 morti e 21 feriti.
Il film dell’orrore è iniziato ieri mattina, poco prima delle 11 irachene. Due o tre Humvee, i bassi gipponi corazzati dei soldati americani, sono arrivati nel quartiere popolare di Alif Dar, che significa «mille case». Si tratta della zona della cosiddetta nuova Bagdad, abitata da una maggioranza sciita, ma con una forte presenza sunnita e pure una minoranza cristiana. Un’area mista dove gli americani sarebbero andati ufficialmente «per una missione pacifica», che prevedeva l’apertura di una nuova conduttura d’acqua potabile. Secondo fonti del Giornale a Bagdad, però, i soldati Usa hanno bloccato la strada perché avevano ricevuto la segnalazione di una minaccia terroristica. Pur non avendo informato la popolazione del pericolo, hanno intimato ai civili di rientrare nella case o di allontanarsi. Nessuno li ha ascoltati e ben presto si è riunito un capannello di bambini attorno ai gipponi. Circondati dalla curiosità innocente dei ragazzini i soldati americani, come fanno spesso per le strade di Bagdad, hanno cominciato a distribuire caramelle e pupazzetti gialli tipo Smile. Diversi testimoni hanno confermato questa versione, anche se il portavoce del comando americano, il maggiore Russ Goemaere, l’aveva smentita.
Muhammed, Ahmed, Hussein sono i nomi di alcuni dei bambini che hanno perso la vita per aver accettato le caramelle dagli americani. Molti giravano in bicicletta, e notando la festosa ressa si sono fermati per accaparrarsi un pupazzetto o un dolciume.
Il terrorista kamikaze era al volante di una Gmc, una specie di fuoristrada molto usato in Irak, ma imbottito di tritolo. Con il suo carico di morte è sbucato da una strada laterale verso le 10.50 e ha notato gli americani circondati dai bambini. «L’attentatore ha deliberatamente attaccato un nostro veicolo dopo aver senza dubbio visto che l’Humvee era circondato dai bambini», ha spiegato il maggiore Goemaere.
L’autobomba è esplosa poco prima di schiantarsi contro il gippone Usa. Purtroppo non è bastato ad evitare la strage di innocenti. Le teste di alcune delle vittime sono volate via, altri bambini hanno avuto gambe e braccia amputate, altri ancora erano completamente carbonizzati. Tutt’intorno si sono formate pozze di sangue su cui galleggiavano le scarpette delle vittime, i resti dei loro vestiti e le lamiere contorte dell’autobomba. «Ho sentito l’esplosione e sono corso fuori a cercare mio figlio. Ho trovato solo la sua bicicletta», racconta il padre di una delle vittime. Più tardi, nell’obitorio dell’ospedale Kindi, il genitore ha riconosciuto il bambino: «Gli è rimasto intatto solo il volto, il resto del corpo è completamente bruciato». Abu Mohammed è stato più fortunato e ha ritrovato suo figlio ferito «con una scheggia conficcata nella testa, ma vivo. Tutti i suoi amici, invece, sono morti».
Per dare l’idea della potenza dell’esplosione basta pensare che tre case vicine sono state seriamente danneggiate, come se si fosse trattato di un bombardamento.
Venticinque bambini sono stati dilaniati dallo scoppio, che ha ucciso anche un soldato americano e alcuni adulti iracheni, per un totale di 32 vittime. I feriti sono 21, in gran parte bambini.
Non si tratta della prima strage di innocenti. Lo scorso settembre un triplice attacco con autobombe a un convoglio americano aveva provocato 41 morti, 34 dei quali bambini.
La sera prima della nuova strage il capo di stato maggiore americano, il generale Richard Myers, aveva annunciato la cattura a Bagdad di Abu Abd Al Aziz, definendolo «uno dei più importanti uomini di Al Zarqawi nella capitale». Il personaggio è soprannominato «l’emiro di Bagdad», perché avrebbe comandato le cellule del terrore di Al Qaida nel territorio urbano, responsabili di sanguinosi attentati. Lo stesso kamikaze di ieri ha agito con la tattica dei terroristi suicidi di Abu Musab al Zarqawi.
Le scene più strazianti del massacro si sono verificate quando le madri delle piccole vittime sono corse sul luogo della strage, e in ospedale dove erano ricoverati i feriti. Vestite con il lungo velo nero che le copre dalla testa ai piedi lasciando libero solo il volto, si disperavano e piangevano percuotendosi il capo ed il petto e invocando Allah. Alcune hanno gridato tutta la loro rabbia contro le cellule di terroristi, che si annidano nel quartiere e non hanno pietà neppure dei bambini iracheni.