Kamikaze nelle moschee, stragi in Irak Al Zarqawi: «Morte al re di Giordania»

Messaggio audio del leader di Al Qaida: «Scusateci per Amman, non volevamo uccidere musulmani. Ora colpiremo i turisti»

Gian Micalessin

Abu Mousab Zarqawi adesso si scusa. Cerca di scolparsi. Accusa il governo giordano di mentire. Arriva perfino ad attribuire la strage alla festa di nozze in uno dei tre hotel di Amman colpiti dai suoi attentatori ad una tragica fatalità. Ma subito dopo alza il tiro, minaccia di uccidere lo stesso sovrano ashemita re Abdallah II e promette nuovi massacri negli alberghi frequentati da occidentali. Intanto in Irak altri kamikaze terroristi, probabilmente legati alla stessa Al Qaida irachena, colpiscono due moschee sciite nella città curda irachena di Khanaqin vicino al confine iraniano mietendo le vite di 74 fedeli in preghiera. A Bagdad un furgone e un camion bomba cercano, invece, di radere al suolo un hotel frequentato da giornalisti uccidendo altri otto iracheni.
Il messaggio audio con cui il terrorista lancia nuove minacce e cerca di riparare alle accuse indirizzategli anche da ambienti islamici radicali è stato diffuso attraverso il sito internet utilizzato solitamente dalla struttura irachena di Al Qaida. «La tua stella si sta eclissando e tu discendente di traditori non sfuggirai al tuo destino, arriveremo fino alla tua testa e la mozzeremo – recita la voce del terrorista nato in Giordania rivolgendosi al sovrano che qualche anno fa firmò la condanna a morte del futuro proconsole di Osama Bin Laden in Irak. L’attacco diretto al sovrano è per molti versi inquietante. Secondo alcuni esperti d’intelligence Zarqawi starebbe sfruttando lo sgomento generato a corte dal triplice attentato. L’attacco agli hotel è stato uno dei pochi sfuggiti alla rete di sorveglianza dei precisissimi servizi di sicurezza giordani. Secondo le stesse fonti l’errore, o peggio, andrebbe attribuito, in verità, ad alcuni strettissimi consiglieri del sovrano che avrebbero bloccato l’allarme dei servizi segreti tenendo all’oscuro il re in viaggio all’estero. Grazie a questo black out i kamikaze, già individuati, avrebbero raggiunto l’obbiettivo. Re Abdallah II furioso, e forse anche insospettito, avrebbe fatto piazza pulita dei consiglieri alla sicurezza sostituendoli in blocco.
Nel comunicato audio il terrorista d’origini giordane invita tutti i suoi concittadini a star lontani dalle basi americane, dalle ambasciate dei Paesi impegnati in Irak e dagli hotel per stranieri nelle zone della capitale, del mar Morto e di Aqaba. «Credeteci abbiamo più cura di voi che di noi stessi» giura l’uomo che da due anni sparge sangue innocente in Irak.
Le accuse di molte autorità islamiche dopo la strage di Amman sembrano però essere andate a bersaglio. Zarqawi sciorina una litania di scuse e garantisce di aver voluto colpire non la sala dell’hotel dove si svolgeva un matrimonio, ma un’altra dove era in corso un incontro tra ufficiali dell’intelligence americana e israeliana. «Chiediamo al Signore di aver pietà per quei musulmani, non intendevamo colpirli anche se frequentavano degli alberghi trasformati in centri dell’immoralità» spiega il pianto da coccodrillo attribuendo la strage d’innocenti alla fatalità di un soffitto precipitato dopo le esplosioni. «I nostri fratelli sapevano con precisione cosa colpire, il loro obbiettivo era un incontro di uomini dei servizi segreti, ma un soffitto ha ceduto... l’idea che volessero farsi saltare in mezzo ad una festa di nozze è una menzogna del regime giordano».
Mentre le scuse di Zarqawi echeggiavano su internet due attentatori suicidi si facevano saltare in mezzo ai fedeli in preghiera nella moschea Murad e della Grande Moschea di Khanaqin una città curda con una grossa componente sciita al confine con l’Iran. Il duplice attentato messo a segno in mezzo alla folla uccideva almeno 74 fedeli e ne feriva un’altra settantina. Ma il bilancio potrebbe anche peggiorare visto che a tarda sera si scavava ancora tra le macerie per recuperare altri corpi e altri feriti.
A Bagdad ieri mattina un furgone bomba ha cercato di aprire un varco nel muro intorno all’hotel Hamra frequentato da giornalisti occidentali. Pochi secondi dopo un camion bomba s’è incuneato nella breccia, ma è rimasto bloccato e, quando è esploso, ha dilaniato otto innocenti passanti iracheni. Tutti incolumi i giornalisti ospiti dell’albergo.